lunedì 23 febbraio 2009

ALCUNE FOTO DI NAPOLI

Piazza del Plebiscito vista di notte

















Panorama con sfondo Vesuvio




Posted by Picasa

martedì 17 febbraio 2009

ALLA SCOPERTA DELLE PICCOLE "PERLE D'ITALIA"

Vorrei conoscere altri comuni d'Italia poco noti e lancio una ricerca collettiva. Chi vive in paesini non conosciuti da tutti può inviarmi le foto ed alcune notizie relative, a questo indirizzo: rosberry@live.it.
Farà conoscere così il proprio paese a tutti gli altri. L'italia ne è ricca.
Comincio con uno che mi è stato segnalato: APIRO (MC)

APIRO - ORIGIN
ISono diverse le ipotesi fatte: dal greco “a piros” che significa senza fuoco, luogo di pace e senza guerra; dal latino “ad pirum” verso il pero, da un albero di pero che si trovava sulla collina su cui poi sorse il paese e che era punto di riferimento per il viandante. Lo stemma presenta un albero di pero sormontato dalla scritta “Urbanitas”, parola un tempo ricca di significati istituzionali, oggi riferimento alla cortesia e alla cordialità dei suoi abitanti.


ALCUNI CENNI STORICI


In origine, questo piccolo centro marchigiano possedeva diversi appellativi: Pire, Piro, Lapiro. L'attuale Apiro risale a prima del secolo XII, derivante dal greco pjr, pjros (fuoco). Secondo una prima ipotesi, Apiro era sotto il dominio dei greci-siculi, i quali, stanchi della guerra e alla ricerca di pace e serenità, si ritirarono sugli attuali "Piani" e fondarono il piccolo paese. Una seconda ipotesi, formulata dallo studioso Giovanni Mestica, è che Apiro derivi da un albero di pero posto sulla cima di una collina. Quest'albero era visibile da ogni parte, data la sua posizione, e quindi rappresentava un noto punto d'incontro per i viandanti. La terza ed ultima ipotesi è che questo nome derivi dalla Pira, oggetto usato nell'antichità per cremare i corpi dei re e dei sacerdoti, tantoché, nella contrada di Montalvello, sono stati ritrovati reperti di un cimitero. Lo stemma di Apiro rappresenta un albero di pero posto su una collina. Durante le invasioni barbariche, Apiro fu sottomesso e distrutto dai Longobardi e dai Goti. A quel tempo Apiro faceva parte del ducato di Spoleto e successivamente passò sotto lo Stato Pontificio. In questo periodo comparve la Valle di San Clemente, un'entità politica che si estendeva lungo la Valle del Grande Musone e dell'Esinante. nel territorio di questa valle vi sono molti Castelli: Insulas Orgalis, Civitella, Castreccioni, Castel Sant'Angelo, Castello delle Favete, Castello di San Pietro, Moscosi. Il più importante per la sua posizione fu il Castello di Apiro che non fu estraneo alle lotte sia del Papato, sia dei comuni italiani con Federico Barbarossa e fu governato dai Vicari imperiali.
Alcune specialità gastronomiche marchigiane

E' tra Macerata e Ascoli Piceno il luogo di origine della "porchetta", tipica della cucina romana ma che è stata inventata qui, nelle Marche. L'uso del maiale è diffusissimo, soprattutto per la produzione di salumi di ogni tipo. In tema di arrosti e di spiedi, inoltre, questa regione ha una notevole specializzazione. E' diffusissimo l'uso del "pilotto", un pezzo di lardo avvolto in carta gialla da macellaio che viene utilizzato bruciando la carta che lo contiene e facendo colare il grasso fuso sulle carni in cottura sullo spiedo.

Tra gli spiedi è famoso anche l'arrosto "alla ghiotta" (o "leccarda"), che è un recipiente che viene posto sotto allo spiedo per raccogliere le gocce di unto che piovono durante la cottura; in questo recipiente vengono messi del vino rosso, dell'aceto, delle fette di limone, delle foglie di salvia e delle olive nere. Il grasso bollente che vi piove fa sprigionare da queste sostanze un aroma che resta impregnato nelle carni. Nelle Marche il pesce impera. S.Benedetto del Tronto è uno dei maggiori centri italiani della pesca. Tra i piatti di mare comanda il "brodetto", una zuppa che non ha nulla da invidiare alle migliori zuppe di pesce italiane. Ne esistono di due tipi: quello di Ancona e quello di Porto Recanati.
Nel primo sono preferiti i pesci di scoglio insieme a triglie e calamari; il secondo è essenzialmente basato sulle seppie, insieme al palombo, al merluzzo e al cefalo. La caratteristica è la presenza dello zafferano selvatico che dà colore e un penetrante aroma. Il brodetto è il capolavoro della cucina marchigiana.

I prodotti tipiciLe olive all'ascolana
Sono olive verdi della zona eccezionalmente polpose che vengono tagliate a spirale, farcite con un ricco ripieno a base di carni miste e salumi, quindi ricomposte, impanate e fritte.
Il pan pepato è un pane rustico piccante e dolciastro di farina, sapa e molto pepe, un tempo tradizionale del periodo della mietitura.
I formaggi
Il bazzott è un formaggio da tavola di latte di pecora, puro o mischiato a latte vaccino che si consuma a metà stagionatura. Il suo nome infatti significa "né fresco né maturo".
La caciotta, conosciuta anche con il nome di caciofiore è un formaggio di latte ovino con pasta dolce, burrosa e delicata. La più rinomata è quella di Urbino.
Di pecorino esistono vari tipi nelle Marche. Nella sola provincia di Pesaro, a Talamello, viene avvolto in foglie di noce e poi fatto invecchiare in grotte di tufo, a San Leo, invece, viene fatto maturare in speciali anfore di terracotta, a Casteldelci le forme di pecorino vengono sottoposte a un trattamento, ripetuto per tre giorni, che consiste in una immersione nel siero bollente seguita dalla salatura.
Lo slattato è un formaggio molle di latte vaccino intero somigliante allo squaquaron romagnolo e alla crescenza lombarda.
I salumi
La barbaja è la guancia suina salata e conservata, corrispondente al guanciale delle cucine abruzzese e laziale.
Li ciarimbuli sono grosse budella di maiale prima salate, poi trattate con pecorino e semi di finocchio. Vengono tenute a prendere fumo per una settimana, quindi si cucinano alla griglia. Il ciausculu, dal nome dialettale con il quale si identifica il budello gentile nel quale si insacca, è un salame confezionato con carne suina piuttosto magra tritata fine, poi aromatizzata all'aglio e ben pepata.
Nella versione chiamata ciausculu bastardu la carne di maiale viene arricchita da pancetta passata nella trafila così tante volte che resta morbida anche dopo la stagionatura e rende questo prodotto locale una crema che si può spalmare sul pane.
La coppa marchigiana è un salume di carne della testa del maiale mista a cotenne, cotta e poi aromatizzata con sale, pepe, cannella o noce moscata, mandorle, pinoli e scorza d'arancia, e infine fatta raffreddare sotto pressa.
Il cotechino di San Leo è preparato con guanciale di maiale, cotenna, pancetta e spalla macinati insieme e conditi con sale, pepe nero, pepe garofanato, noce moscata e cannella. Viene lessato come altri tipi di cotechino e poi accompagnato da lenticchie o fagioli.
La goletta è la gola del maiale, comprendente lardo e magro, opportunamente salata e stagionata.
Il mazzafegato di Fabriano è carne di maiale tritata con fegato e polmone, poi salata e pepata. Dopo la preparazione tutto l'impasto tritato viene insaccato in un budello e poi appeso a prendere fumo.
La porchetta alla marchigiana viene preparata sia nella misura piccola sia in quella grossa. Per imbottirla si adoperano finocchio selvatico, molto aglio a spicchi interi, rosmarino, sale e pepe, il tutto imbevuto di vino bianco secco.
Il prosciutto di Montefeltro ha la forma di una pera, è del tipo salato e viene appeso a prendere fumo. La parte scoperta della cotenna è rivestita di pepe macinato.
Il salame di Montefeltro è prodotto con la carne della coscia e della lombata, impepata abbondantemente con pepe in grani e pepe macinato.
La soppressata di Fabriano si prepara con carne magra macinata e rimacinata unita a dadi di pancetta, salata, impepata, insaccata nelle budella dello stesso maiale, quindi affumicata e poi stagionata.
A Fabriano si trova pure un ottimo salame di carne della coscia non tritata ma tagliata col coltello.


ALCUNE IMMAGINI
Dolci tipici
Olive
Formaggi
Funghi
Tartufo

Uva

domenica 4 gennaio 2009

RICETTA NATALIZIA NAPOLETANA: Gli struffoli



STRUFFOLIPorzione: per 10 persone


Ingredienti:- Farina 600 gr ,- Uova 4 + 1 tuorlo,- zucchero 2 cucchiai ,- burro 80 gr (una volta si usava lo strutto: 25 gr.)- 1 bicchierino di limoncello o rum,-Scorza di mezzo limone grattuggiata- Sale un pizzico- olio (o strutto) per friggere
Per condire e decorare:-Miele 400 gr ,-confettini colorati (a Napoli si chiamano "diavulilli")-confettini cannellini (confettini che all'interno contengono aromi alla cannella)-100 gr di arancia candita, 100 gr di cedro candito, 50 gr di zucca candita (si trova solo a Napoli: si chiama
"cucuzzata")

Questa è la ricetta tradizionale caratterizzata dall'assenza di lievito e struffoli particolarmente croccanti. Nel caso si preferiscono più gonfi, si può aggiungere all'impasto un pizzico di bicarbonato o di ammoniaca per dolci. In questo caso, la pasta deve riposare alcune ore.

Procedimento: Disponete la farina a fontana sul piano di lavoro, impastatela con uova, burro, zucchero, la scorza grattugiata di mezzo limone,un bicchierino di rum e un pò di sale. Ottenuto un amalgama omogeneo e sostenuto, dategli la forma di una palla e fatelo riposare mezz'ora. Poi lavoratela ancora brevemente e dividetela in pallottole grandi come arance, da cui ricavare, rullandoli sul piano infarinato, tanti bastoncelli spessi un dito; tagliateli a tocchettini che disporrete senza sovrapporli su un telo infarinato. Al momento di friggerli, porli in un setaccio e scuoterli in modo da eliminare la farina in eccesso.
Friggeteli pochi alla volta in abbondante olio bollente: prelevateli gonfi e dorati, non particolarmente coloriti. Sgocciolateli e depositateli ad asciugare su carta assorbente da cucina.Fate liquefare il miele a bagnomaria in una pentola abbastanza capiente, toglietela dal fuoco e unite gli struffoli fritti, rimescolando delicatamente fino a quando non si siano bene impregnati di miele. Versare quindi la metà circa dei confettini e della frutta candita tagliata a pezzettini e rimescolare di nuovo. Prendete quindi il piatto di portata, mettetevi al centro un barattolo di vetro vuoto (serve per facilitare la formazione del buco centrale) e disponete gli struffoli tutt'intorno a questo in modo da formare una ciambella. Poi, a miele ancora caldo, prendete i confettini e la frutta candita restanti e spargetela sugli struffoli in modo da cercare di ottenere un effetto esteticamente gradevole. Quando il miele si sarà solidificato, togliete delicatamente il barattolo dal centro del piatto e servite gli struffoli.

mercoledì 4 giugno 2008

POESIE NAPOLETANE

Alcune poesie di Salvatore Di Giacomo

PIANEFFORTE ‘E NOTTE (PIANOFORTE DI NOTTE )
Nu pianefforte ‘e notte (Un pianoforte di notte)Sona, luntanamente, (suona, lontano,)E ‘a musica se sente (e la musica si sente)Pe ll’aria suspirà. (per l'aria sospirare.)E’ ll’una: dorme ‘o vico (E' l'una: dorme il vicolo)Ncopp’a sta nonna nonna (su questa ninna nanna)
‘e nu mutivo antico (è un motivo antico)'e tanto tiempo fa. (di tanto tempo fa.)Dio, quante stelle ncielo!
(Dio, quante stelle nel cielo!)Che luna! E c’aria doce! (Che luna! E che aria dolce!)Quanto na bella voce (Quanto una bella voce)Vurria senti' canta'! (vorrei sentire cantare!)Ma solitario e lento (Ma solitario e lento)More ‘o mutivo antico; (muore il motivo antico;)
se fa cchiù cupo 'o vico
(si fa più buio il vicolo)dint’a ll’oscurità. (nell'oscurità.)
Ll’anema mia surtanto
(L' anima mia soltanto)rummane a sta fenesta. (rimane a questa finestra.)
Aspetta ancora. E resta,
(Aspetta ancora. E resta,)ncantannose, a penzà. (incantandosi, a pensare.)MARZO (MARZO)
Marzo: nu poco chiove
(Marzo. un poco piove)e n’ato ppoco stracqua (e un altro poco spiove)torna a chiovere, schiove, (torna a piovere, spiove,)rire ‘o sole cu ll’acqua. (ride il sole con l'acqua.)
Mo nu cielo celeste,
(Ora un cielo celeste,)mo n’aria cupa e nera, (ora un'aria cupa e nera,)mo d’o vierno 'e tempesta (ora di tempesta dell'inverno)mo n’aria ‘e primmavera. (ora un'aria di primavera.)N’ auciello freddigliuso (Un uccellino freddoloso)aspetta ch’esce ‘o sole, (aspetta che esca il sole,)'ncopp ’o tturreno 'nfuso (sopra il terreno bagnato)
suspireno ‘e vviole.
(sospirano le viole.)Catarì!…Che buo’ cchiù? (Caterina!...Che vuoi ancora?)Ntiénneme, core mio! (Tienimi, cuore mio!)Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu, (Marzo, tu lo sai, sei tu,)e st’ auciello song' io. (e questo uccello sono io.)

ORA UNA RICETTA TIPICA NAPOLETANA: "LA PASTIERA "

Ingredienti:PASTA FROLLA PER LA PASTIERA: (volendo si può usare quella surgelata)
• gr.500 di farina
• n.2 uova
• n.1,5 tazzine di latte
• gr.180 di zucchero
• gr.150 di burro (meglio se sugna)
• un pizzico di bicarbonato
PASTIERA:• gr.580 di Grano (un barattolo)
• dl.4 di latte
• gr.30 di burro (o sugna)
• gr.500 di ricotta fresca romana
• gr.450 di zucchero
• n.7 uova (7 tuorli e 4 albumi*)
• un pizzico di cannella
• n.1 bustina di vaniglia
• n.1 fialetta di millefiori
• buccia di limone
• canditi (cedro, arancia, mandarino)(a chi piacciono)

Preparazione:
Fare la pasta frolla e farla riposare qualche ora. In una pentola mettere il grano, la sugna, il latte e qualche buccia di limone. Far cuocere a fuoco lento fino a quando non diventa un composto cremoso, facendo attenzione a non farlo attaccare sul fondo (dopo, ricordarsi di togliere le bucce di limone). In un recipiente passare, col passaverdure, la ricotta; indi aggiungere lo zucchero ad essa e iniziare a lavorare con le fruste elettriche. Intanto, ad uno alla volta, aggiungere i tuorli delle uova (separati precedentemente dagli albumi); poi, ancora, il grano che avete cotto precedentemente e fatto raffreddare (se si preferisce, prima di aggiungere il grano, passarne col passaverdure la metà). Da parte, montare i 4 albumi a neve (*tre dei sette sono da buttare) e aggiungerli al composto insieme a cannella, vaniglia e fialetta di millefiori (e canditi a pezzettini, ma c'è chi non li gradisce). Continuare ad amalgamare tutto con le fruste. Foderare un ruoto con la pasta frolla; versare il composto cercando di non superare i 3/4 dell'altezza del ruoto (prevenendo il gonfiore durante la cottura). Con il resto della pasta frolla fare delle strisce e porle a grata come si usa per la crostata. Cuocere per circa un'ora (la cottura dipende dal forno, ma il particolare è superabile tenendo d'occhio il tipico colore biondo scuro). Raggiunta la cottura, spegnere e lasciare il forno leggermente aperto (per l'assestamento del dolce). Far raffreddare ed asciugare la pastiera (qualche giorno dopo sarà più buona).