lunedì 20 settembre 2010

Afghanistan, a Roma l'addio all'incursore morto a Farah

Si sono svolti questo pomeriggio a Roma i funerali di Alessandro Romani, l'incursore che ha perso la vita in Afghanistan la scorsa settimana.

La bara del tenente 36enne, Alessandro Romani morto per le ferite riportate in una sparatoria nella provincia di Farah venerdì scorso, ha fatto il suo ingresso nella Basilica di Santa Maria degli Angeli avvolta nel tricolore e salutata da un picchetto d'onore, tra gli applausi della gente.
Alle esequie solenni, celebrate dall'ordinario militare monsignor Vincenzo Pelvi, hanno preso parte il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i presidenti di Senato e Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini, rappresentanti del governo e della politica e i vertici militari.
"Alessandro in Afghanisian voleva che gli ordigni non spegnessero più i sogni dei bambini, che le donne non fossero più sfigurate e lapidate, che gli uomini non fossero più legati su pali in attesa della morte, dinanzi agli occhi dei figli", ha detto Monsignor Pelvi nell'omelia.
Romani era rimasto ferito assieme a un collega durante l'operazione di cattura di alcune persone che poco prima avevano piazzato un ordigno sulla strada nel distretto di Bakwa.
Con la morte dell'incursore  Alessandro Romani è salito a 30 il numero di militari che in questi anni hanno perso la vita nel Paese.
L'ultimo attentato mortale si era verificato a Herat lo scorso luglio, quando due genieri avevano perso la vita in un'esplosione durante l'operazione di disinnesco di un ordigno.

sabato 18 settembre 2010

IL MIRACOLO DEL SANGUE DI SAN GENNARO


Domani, 19 settembre, San Gennaro, è il giorno in cui continua a perpetuarsi il famoso miracolo o almeno lo si spera.
Si ritiene che una pia donna avesse raccolto in due ampolle il sangue di San Gennaro per consegnare poi la preziosa reliquia al vescovo di Napoli.
Oggi le due ampolle, fissate all'interno di una piccola teca rotonda realizzata con una larga cornice in argento e provvista di un manico, sono conservate nel Duomo di Napoli. Delle due ampolle, una è riempita di 3/4, mentre l'altra più alta è semivuota poiché parte del suo contenuto fu sottratto da re Carlo III di Borbone che lo portò con sé in Spagna.
Tre volte l'anno (il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi; il 19 settembre e per tutta l'ottava delle celebrazioni in onore del patrono, ed il 16 dicembre), durante una solenne cerimonia religiosa guidata dall'arcivescovo, i fedeli accorrono per assistere al miracolo della liquefazione del sangue di san Gennaro.
Il sangue contenuto nelle ampolle di vetro è oggi oggetto di profonda venerazione con le altre reliquie conservate nel Duomo di Napoli.
I grumi rappresi scuri e solidi spontaneamente si sciolgono. Il sangue ribolle ed assume il colore rosso vivo.
Le modalità con le quali avviene lo scioglimento: tempo, intensità del sangue sono considerate di buon auspicio per la città se avvengono senza indugi, nel caso contrario sono di segno sfavorevole.
Un analogo fenomeno, anch'esso ritenuto miracoloso, si suppone che avvenga anche a Pozzuoli, dove, nella chiesa di San Gennaro presso la Solfatara, su di una lastra marmorea su cui si afferma che Gennaro fosse stato decapitato e che sia impregnata del suo sangue, ancora oggi c'è chi sostiene che delle tracce rosse diventino di colore più intenso e trasuderebbero in concomitanza con il miracolo più importante che avviene a Napoli.
Secondo studi recenti però sembra che la pietra sia in realtà il frammento di un altare paleocristiano di due secoli posteriore alla morte del martire sul quale vi siano depositate tracce di vernice rossa e di cera e che il tutto sia solo frutto di una suggestione collettiva.

ED ORA QUALCHE NOTIZIA SULLA VERA STORIA DI  SAN GENNARO, PROTETTORE DI NAPOLI



Pochi sanno che Ianuario era il vero nome di S.Gennaro. Discendeva, infatti dalla famiglia gentilizia Gens Januaria sacra al bifronte dio Giano. Qundi Gennaro (trasformazione napoletana di Ianuario) non era il suo nome, bensì il cognome. Fonti non ufficiali affermano che il suo nome fu Procolo.
Al di la' di questo, che andava chiarito, Gennaro resta, senza dubbio, una delle figure piu' famose nel panorama partenopeo e si puo' tranquillamente affermare che e' noto in tutto il mondo. La vicenda che vide coinvolto Gennaro, avveniva nella prima meta' del III° secolo, in piena persecuzione cristiana da parte di Diocleziano.
A quei tempi, Gennaro, vescovo di Benevento (si, di Benevento e non di Napoli!), insieme a Desiderio e Festo (uno lettore, l'altro diacono) si reco' a Pozzuoli per fare visita ai fedeli. Saputo di questo viaggio, Sessio (diacono dell'odierna Miseno) gli ando' incontro. Quest'ultimo venne, pero', fermato lungo la strada ed arrestato per ordine di Dragonzio, giudice anticristiano.
Saputo dell'accaduto, i tre (Gennaro, Festo e Desiderio) sentirono il dovere di far visita all'amico finito in carcere a causa loro. Dragonzio approfitto' dell'occasione per arrestare anche i tre. La sentenza fu di "adorazione forzata degli idoli agli altari pagani". Naturalmente i tre si rifiutarono.
Al rifiuto, Dragonzio sentenzio': "Divorati dalle belve nell'anfiteatro". Si scateno' la ribellione della comunita' cristiana che ottenne solo la conversione della pena: decapitazione.
A sentenza eseguita, alcuni cristiani si incaricarono di seppellire i martiri e di conservare un po' del loro sangue, rito usuale all'epoca dei fatti. Il sangue di Gennaro fu tenuto in custodia dalla sua nutrice mentre il corpo veniva sistemato prima a Fuorigrotta e poi in quelle che oggi sono le Catacombe di S.Gennaro a Capodimonte. Cio' avvenne circa un secolo dopo la sua morte, durante il mese di Aprile, in cui ancora oggi si ritualizza una delle due liquefazioni annuali.
Fu proprio in questo periodo, secondo alcuni storici, che si verifico' la prima liquefazione. Si noto' che, in vicinanza delle ossa del Santo, il contenuto delle ampolle da solido diventava liquido. Ma la data ufficiale della prima liquefazione e' il 1389.

AGGIORNAMENTO DI OGGI \19 SETTEMBRE 2910

NAPOLI - Alle 9.22 di questa mattina si è ripetuto il prodigio del miracolo di San Gennaro. L'arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, ha dato l'annuncio dall'altare della cattedrale, dove fin dalle prime ore del mattino si sono ritrovati centinaia di fedeli. La teca, contenente il sangue del patrono di Napoli che si è liquefatto, è stata prelevata dalla Cappella del Tesoro e portata in processione fino sull'altare dove il cardinale ha dato l'annuncio accolto da un caloroso applauso.

"Napoli ha sempre vissuto di pane e di speranza. Ora sembra che siamo arrivati ad un punto di svolta: niente è scontato, né il pane né la speranza. Come è potuto accadere". Lo ha detto il cardinale Crescenzio Sepe nel corso dell'omelia per il prodigio del miracolo di San Gennaro. L'arcivescovo di Napoli ha richiamato tutti a fare "un serio esame di coscienza collettiva nel quale tutti, per la parte di propria competenza, sono chiamati in causa".

Londra: arrestati sei musulmani, progettavano di uccidere il Papa

Sono stati arrestati all'alba del 17 settembre i sei musulmani tra cui alcuni algerini che stavano preparando un attentato al Papa che in questi giorni è in visita a Londra. Dovevano prendere servizio come operatori ambientali nella zona di Westminster, lo stesso luogo dove il Papa era atteso nel pomeriggio per un incontro con gli ex-ministri (Margaret Thatcher, john Major, Tony Blair, Gordon Brown) ed altri vip.
La polizia inglese è arrivata a conoscenza dei presunti attentatori la notte precedente ed ha valutato bene di mettere il Papa al sicuro da eventuali attentati.
Il portavoce del vaticano, padre Federico Lombardi, ha assicurato che il Papa rispetterà il programma prestabilito e che non è stato turbato dall'evento.
Scotland Yard ha affermato che i piani di sicurezza predisposti per l'arrivo e le permanenza del papa sono stati programmati e gestiti minuziosamente dal momento che l'arrivo del papa avrebbe potuto destare l'attenzione di terroristi in una zona che è già in allerta da tempo e sopprattutto da quando il pastore americano, Terry Johns, ha ravvivato la tensione con il “Burn a Kuran day” tra occidente e mondo musulmano.
Sventato grazie alla prontezza delle forze dell'ordine inglesi il possibile attentato a Papa Benedetto XVI che avrebbe ricordato necessariamente la sofferenza della lotta tra la vita e la morte di quel papa, Giovanni Paolo II, che vinse miracolosamente quella battaglia dopo l'attentato del turco Ali Agca nel 1981.

mercoledì 8 settembre 2010




Un cauto sospiro di sollievo…per  il mondo intero

Il ministro degli esteri dell’Iran: “Sospesa la pena. Il verdetto è sotto revisione”

Il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che è stata sospesa la pena alla lapidazione di Sakineh Mohammad Ashtian, la donna condannata per adulterio e complicità nell’omicidio del marito. “Il verdetto – ha dichiarato un portavoce  del ministero – è stato fermato ed è sotto revisione”.

giovedì 2 settembre 2010

SALVIAMO SAKINEH....DALLA LAPIDAZIONE


Anche Napoli si mobilita per la disumana e barbara condanna inflitta a Sakineh.
Il sindaco e la giunta comunale di Napoli prendono decisa, ferma posizione, contro la condanna a morte per lapidazione della giovane Sakineh.
"Siamo da sempre, e in modo deciso contrari alla pena di morte. Non è assolutamente possibile che vi siano paesi nel mondo nei quali i diritti umani e le libertà personali non hanno alcun valore e si ipotizzino esecuzioni che è poco definire 'barbare' - si legge in una nota - Condividiamo quindi tutte le iniziative affinché, non solo non ci si dimentichi di Sakineh, ma l'Iran sia spinta dall'opinione pubblica internazionale a rispettare le persone umane, la loro dignità e libertà. Come abbiamo sempre fatto nei casi di donne la cui vita è stata messa ingiustamente in pericolo, certi di interpretare la volontà di tutti i cittadini di Napoli esporremo a Palazzo San Giacomo la gigantografia di Sakineh come testimonianza dell'attenzione continua e convinta che poniamo al suo caso".

Non ci sono parole per commentare questa vergognosa “condanna”. In mancanza di sufficienti elementi di giudizio, non sta a noi dirimere qui la questione della presunta colpevolezza o dell’innocenza di questa donna, ma è giusto che tutto il mondo si mobiliti affinchè si ponga fine a questa barbarie costituita dalla pena che vogliono infliggerle: la morte per lapidazione (dopo aver già subito 99 frustate come punizione pubblica e a titolo di ” esempio”, in presenza di suo figlio).
E’ una vergogna per l’umanità!
Se sia colpevole o meno, questo spetta scoprirlo a chi di dovere, ma resta comunque il fatto che la pena sia disumana e che cozzi enormemente con il principio della carità divina e con il principio del rispetto della vita umana.
 Infine propongo, a chi volesse farlo ed ancora non lo avesse fatto, ad associarsi con la propria firma all’appello lanciato in tutto il mondo.
La petizione è aperta anche sul sito di Repubblica.

martedì 17 agosto 2010

"E' MORTO FRANCESCO COSSIGA"

Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, è deceduto alle 13.18 di oggi 17 agosto per arresto cardiocircolatorio. Aveva compiuto 82 anni. Nato il 26 luglio 1928 a Sassari, 'enfant prodige' della Democrazia Cristiana del dopoguerra, ha ricoperto tutti gli incarichi di governo possibili, da ministro dell'Interno a presidente del Consiglio. E' stato presidente del Senato ed il più giovane e votato presidente della Repubblica.
Il presidente emerito della Repubblica era ricoverato da lunedi' della scorsa settimana al policlinico Gemelli.
Nel bene e nel male perdiamo un grande protagonista della vita politica italiana, prima come membro-cardine della Democrazia Cristiana - al centro degli eventi ruotanti intorno all’omicidio Moro, quando sostenne la linea delle fermezza - poi come Presidente della Repubblica.
Nel 1990 cambia stile. Diventa il "picconatore", attacca il Csm, la Corte Costituzionale e il sistema dei partiti. Lo fa, dice, per "togliersi qualche sassolino dalle scarpe". Sollecita una grande riforma dello Stato e se la prende con diversi esponenti politici. C'é chi arriva a dargli del matto: lui risponde di "farlo, non di esserlo".

A  LUI  VA  UN  SALUTO,  BUON VIAGGIO PRESIDENTE!!!!

venerdì 13 agosto 2010

mercoledì 11 agosto 2010

STRAFALCIONI LINGUISTICI

Ed ora un po' di buonumore! Questi sono solo alcuni degli strafalcioni linguistici che ho trovato in rete. Riguardano il mondo della scuola (insegnanti ed alunni). Cominciate a leggere e a....sorridere (per non piangere), poi, in seguito, arriveranno anche  altri che riguardano altre categorie di persone.

A scuola

Gli insegnanti spiegano, educano, consigliano... e rimproverano...


Per favore ragazzi, un attimo di concentramento !

Professoressa, oggi la vedo raggiosa!
Non si dice raggiosa, si dice radiante!

Ragazzi adesso fate una bella pausa e rifucilatevi.

Se in questo momento Dante fosse vivo, si rivolterebbe nella tomba.

Tu capisci sempre a scopo ritardato.

In questa classe c'è troppo lassativismo.

Allontano gli alunni Russo e Marino perché durante l'ora di storia hanno ripetutamente ingiuriato il compagno Giuseppe Di Giuseppe chiamandolo Pinot di Pinot.

Non voglio sentire voci sottovoce

Tu del penultimo banco e il tuo didietro fate silenzio!

... e gli alunni apprendono...



Cos'è il lavoro nero?
Quello dei marocchini.

I galletti ruspanti sono le galline allevate nei cortili.

Fammi un esempio di verbo attivo.
Io mangio la mela.
Volgilo al passivo.
Io non mangio la mela.
Perché sarebbe passivo?
Perché sono passivo, sto fermo e non mangio la mela.

Quattuor milia hominum occidit ... (Uccise quattromila uomini ...) Quatto quatto uccise mille uomini...

Caesar, ventis secundis, in Lydiae litora pervenit ... (Cesare, con i venti favorevoli, giunse alle spiagge di Lidia ...) Cesare, in venti secondi, si infilò nel letto di Lidia ...

venerdì 6 agosto 2010

RISOTTO ALLA CREMA DI ZUCCHINE CON SPOLVERATA DI CANNELLA..... consigliato da Giuliano

Giuliano, che è un buongustaio amante della buona cucina  ed un appassionato e cultore della "cannella", ci suggerisce la ricetta  di un  risotto, in cui fa capolino  questa spezia.



RISOTTO ALLA CREMA DI ZUCCHINE CON SPOLVERATA DI CANNELLA

Ingredienti


350 grammi di zucchine 2 cucchiai di uva passa
olio extra vergine d'oliva prezzemolo tritato
q.b. di sale q.b. di pepe
320 grammi di riso Carnaroli cannella in polvere
3 cucchiai di olive taggiasche 100 grammi di parmigiano
brodo vegetale 1 cipolla


Preparazione

In un tegame con 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva far appassire una cipolla tagliata finemente.
Mondare e lavare con cura le zucchine.
Tritare la metà delle zucchine e tagliare a julienne l’altra parte.
Mettere tutto nel tegame con la cipolla.
Versare mezzo bicchiere di vino bianco secco e alzare la fiamma.
Quando l’alcol sarà evaporato abbassare nuovamente il fuoco, unire le olive, l’uvetta e regolare di sale e di pepe.
Aggiungere il riso e farlo tostare, quindi procedere alla cottura versando di volta in volta del brodo caldo.
A cottura ultimata aggiungere 60 grammi di parmigiano grattugiato e il prezzemolo tritato.
Spegnere la fiamma e far riposare per 30 secondi.


Presentazione


Servire con una spolverata di cannella e con scaglie di parmigiano.
Terminare con un giro di olio extravergine d’oliva e servire.

N.B.
Le olive taggiasche,come saprete certamente, sono un prodotto tipico della Liguria e non facilmente reperibili in altre zone, quindi vanno bene anche altre olive in salamoia.

domenica 1 agosto 2010

Alla riscoperta della nostra fanciullezza con “BELLEZZE IN BICICLETTA” di Adele Grisendi -

E’ tempo d’estate, in vacanza si legge di più….sotto l’ombrellone, in giardino e in qualsiasi altro luogo fresco e di relax.


Pertanto vi voglio far conoscere un libro che ho letto qualche mese fa e che mi fu consigliato da mia figlia che lo aveva comprato. Mi disse: ” Mamma, leggilo, perchè è ambientato ai tempi tuoi, quando eri una ragazzina”. La cosa mi incuriosì non poco e cominciai a leggerlo. E’ talmente scorrevole che si legge velocemente. Fa riaffiorare alla mente molte cose ed episodi della nostra fanciullezza, ovviamente mi riferisco a coloro che sono intorno ai 60 anni, poco più o poco meno.
E’ il mondo di una ragazza di campagna negli anni del “boom economico”.


Il corso delle stagioni scandisce questo album dei ricordi di una bambina, e poi di una ragazza, cresciuta nella campagna emiliana tra gli anni Cinquanta e Sessanta.
La voce dell'autrice conduce il lettore dentro il suo piccolo mondo. In quella società, ormai alle soglie del boom, a dominare era la famiglia patriarcale. Gli anziani venivano temuti e rispettati. Gli uomini avevano comunque l'ultima parola. I più piccoli erano comandati a bacchetta, pur godendo di una libertà oggi impensabile, grazie a un mondo meno pericoloso. Ma le vere protagoniste erano le donne. Capaci di sobbarcarsi l'onere di un doppio, faticoso lavoro nei campi e a casa, non rinunciavano a far sentire la propria voce e a protestare con forza.


Abituati, noi, oggi a vivere circondati dalla tecnologia, dai computer ai forni a microonde, automobili sempre più grandi e sofisticate, televisioni e videoregistratori, telefoni cellulari e mille altri aggeggi elettronici ed informatici, stentiamo a ricordarci che cos'era la vita soltanto mezzo secolo fa. Mia figlia mi guarda quasi scandalizzata quando le dico che quando sono nata (1947), la televisione in Italia non esisteva! Eppure gli anni a cavallo della metà dello scorso secolo erano così: soltanto pochi ricchi cittadini possedevano un'automobile, non c'erano televisori, il bucato si faceva a mano e nelle cucine c'erano, se ce lo si poteva permettere, le ghiacciaie. Io, per quanto mi riguarda, la prima tv in casa mia l’ho vista intorno agli anni ’60.

Mio padre preferì comprare prima la lavatrice, semiautomatica, con il cestello per lavare da una parte e la centrifuga dall’altra, solo perché mia madre già allora soffriva di artrosi. Solo dopo alcuni anni comprò la tv.


"Bellezze in biciclette", il libro di Adele Grisendi pubblicato da Sperling & Kupfer, è un viaggio attraverso quegli anni, in una campagna emiliana(Montecchio) dove la bicicletta era l'unico mezzo di trasporto. "Le storie semplici che si susseguono in queste pagine sono dettate dai ricordi di una bambina e dipingono un mondo del quale non si parla mai. Sepolto nella memoria delle tante donne della mia generazione, cresciute come me nei casolari di campagna tra Reggio Emilia e Parma", scrive l'autrice. Attraverso le stagioni, le nevicate invernali, i profumi della primavera e dell'autunno, il caldo estivo e le notti invernali nelle stalle, i primi fiori, la mietitura, la vendemmia, le semine, gli orti, i frutteti, scorre una vita che "per la maggior parte delle famiglie era davvero povera". Eppure la struttura patriarcale della famiglia, la solidarietà con i vicini, la semplicità con cui si affrontava una vita lontanissima dalla mentalità consumistica di oggi, permetteva di vivere decorosamente e con intensi momenti di allegria e di festa. Tra i grandi cappelli di paglia e le ciotole fumanti di pasta fatta in casa, tra nonni prepotenti e serate danzanti, tra mucche, cavalli, galline, anatre e corredi preparati imparando il ricamo nella scuola delle suore, tra il piacere di un gelato e riti importanti come l'uccisione del maiale e i materassi fatti sull'aia, si segue la crescita della bambina Adele, ormai diventata grande e che, dalle esperienze di una vita non facile, ha tratto la forza e la saggezza per affrontare un mondo più grande e più difficile di quello in cui è nata e cresciuta.

BREVE BIOGRAFIA (notizie riprese dal retro di copertina)



Adele Grisendi è nata a Montecchio Emilia nel 1947. Oggi, dopo aver lavorato per diversi anni in CGIL, dirige dal 1990 il Centro di documentazione sui servizi pubblici innovativi a disposizione dei cittadini "Il cittadino ritrovato" e dal 1995 direttrice di "Tempomat", osservatorio nazionale delle banche del tempo, da lei ideato. Ma Grisendi trova spesso il tempo per tornare nella sua campagna, tra i profumi, i sapori e gli affetti dell'infanzia e il desiderio di raccontare, con affetto e ironia, perché il ricordo di "quella vita più povera, ma più pulita, più semplice, più libera" e "la storia delle donne forti" della sua terra non vada perduta.

giovedì 29 luglio 2010

"LA TORTA CAPRESE ....com'è nata e la ricetta"

Spesso parlando con qualcuno che non è di Napoli e dintorni ho notato che si  confonde la "Torta Caprese" con "La caprese". (quella con mozzarella, pomodori e basilico, per intenderci).

Quindi approfitto dell’occasione e  posto qui, a beneficio di coloro che volessero riprodurla, la ricetta e la sua origine. Premetto che ha una preparazione piuttosto lunga, ma non è difficile.
Ma andiamo con ordine. Prima vediamo com' è nata.


La storia del dolce al cioccolato più amato al mondo


La Torta Caprese, diffusa oltre che a Capri anche nella Penisola Sorrentina e in Costiera Amalfitana, ha delle origini non molto chiare, ma sembra forte la convinzione da parte di molti abitanti del luogo che sia nata per caso, negli anni venti, nel laboratorio di un artigiano dell’isola. Una creazione involontaria quindi, poiché il cuoco Carmine di Fiore, narra la leggenda, avrebbe dimenticato di mettere la farina in una torta di mandorle preparata per tre malavitosi americani giunti a Capri per acquistare una partita di ghette per Al Capone.
Un errore imperdonabile si direbbe per un professionista del settore, ma che ha lanciato un mito, rendendo la torta caprese uno dei simboli della cucina isolana. Il nome infatti ne richiama inevitabilmente le radici, ma anche gli ingredienti e il metodo di lavorazione fanno riassaporare, nel senso letterale del termine, la tradizione della cucina popolare, semplice, povera, a base di ingredienti locali e genuina.
Negli anni la caprese é stata riproposta in diverse varianti: con gli amaretti o con le nocciole al posto delle mandorle, oppure al limone, esaltando i profumi di un altro prodotto locale, il limocello. Vorrei ricordare peró che la caprese é, secondo la tradizione locale, una torta di cioccolata e mandorle, croccante fuori e morbida dentro, bassa e molto carica di cioccolato fondente.


TORTA CAPRESE (ricetta)


La ricetta originale della caprese non prevede l'uso di farina, né lievito. Si tratta di una torta dalla consistenza molto particolare. Il "segreto" sta tutto nella lavorazione che deve inglobare piu' aria possibile per non avere l'effetto "mattone".


Tempo di preparazione e cottura:
1 h 30 min


Ingredienti
per una torta da 26 cm. di diametro
300 g mandorle (ne' tostate, ne' spellate)
250 g cioccolato fondente
250 g burro morbdo
200 g zucchero
5 uova
zucchero al velo per guarnire

Preparazione
Separare gli albumi dai tuorli.
Accendere il forno a 160 gradi.
Fondere il cioccolato a bagnomaria o in microonde.
Tritare le mandorle nel mixer ottenendo una polvere non eccessivamente fine.
Montare il burro a spuma con 150 g zucchero. Sempre montando aggiungere un tuorlo alla volta. Aggiungere il cioccolato fuso e intiepidito e le mandorle.
Montate a neve gli albumi con il resto dello zucchero.
Incorporare una cucchiaiata di albumi montati al composto al cioccolato per ammorbidirlo. Aggiungere quindi il resto degli albumi mescolando con una spatola e facendo attenzione a non smontarli.
Versare il composto in una teglia rivestita di carta forno oppure preventivamente imburrata ed infarinata.
Cuocere in forno (preriscaldato a 180°) per circa un'ora.
Verificare la cottura con la prova stecchino.
Sfornare e lasciar raffreddare su una gratella.
Servire cosparsa di zucchero al velo.


La TORTA CAPRESE è quindi definita una delle torte tipiche della tradizione Napoletana.


In questo video scoprirete i trucchi per preparare una gustosissima torta caprese da gustare con i vostri amici.

sabato 17 luglio 2010

lunedì 12 luglio 2010

LA SPAGNA VINCE I MONDIALI: il polpo Paul ha ancora una volta centrato il pronostico

Si sono spenti i riflettori sui Mondiali 2010 e la Spagna ha conquistato la famosa coppa che il nostro Capitano, Fabio Cannavaro, ha dovuto cedere ai nuovi campioni.

Era una vittoria aspettata quella della Spagna per questi mondiali di calcio, lo aveva pure predetto il polpo Paul i cui pronostici finora ci hanno sempre “azzeccato”. Si può vedere il suo pronostico nel seguente video, dove ha preferito chiaramente la bandiera spagnola.
C’è chi non ne può più dei suoi pronostici e vorrebbe cucinarlo alla brace o olio e limone. C’è anche chi lancia un appello per salvarlo e sul web è polemica su questo polpo, da taluni amato e da altri odiato. Persino Zapatero, il presidente spagnolo, è preoccupato per la sua sorte e chiede l’intervento di una task force per salvarlo; mentre i tedeschi son convinti che porti sfiga.
E, a proposito del polpo Paul, pare che non sia di origine inglese (così come si diceva) naturalizzato tedesco, ma che sia stato catturato ad aprile nelle acque dell' isola d' Elba. Aveva solo quattro settimane ed era lungo circa dieci centimetri. A rivelare la storia del “polpo-oracolo” é stata Verena Bartsch, l'istruttrice di Paul, in un'intervista alla Bild am Sonntag. Secondo quanto dichiarato, fu la stessa istruttrice a catturare il polpo a largo della costa elbana. La versione della donna smentisce, quindi, la biografia ufficiale, fornita dall'acquario Sea life di Oberhausen, secondo cui il polpo era originario di Weymounth, in Inghilterra.
Comunque, qualunque sia la sua origine, bisogna dire che è stato bravo (ma vogliamo davvero credere a questi pronostici?????)

QUANDO LA “RETE” SALVA LA VITA....


internet_e_reti_01Internet, e di conseguenza la rete con tutti i social network  inclusi,  è uno straordinario e innovativo mezzo di comunicazione e, come qualsiasi altra tecnologia, comporta aspetti positivi e negativi; richiede, pertanto precauzioni per il suo uso. Infatti, se da un lato offre numerosi vantaggi in grado di migliorare ed arricchire la nostra vita quali nuove possibilità di lavoro e di amicizia, facile accesso a qualsiasi tipo di informazione, nuovi modi per esprimersi…dall’altro è potenzialmente molto pericoloso e, se non utilizzato in modo corretto, rischia di alienarci progressivamente dalla quotidianità e dalla realtà concreta.

Quante volte i social network sono stati criticati, ma ora bisogna constatare  che la “rete” spesso sta fungendo anche da “salvavita”. Non è la prima volta che episodi di “salvataggio”  di vite umane vengano effettuati attraverso il web. E mi riferisco ai numerosi episodi di solidarietà e di aiuto che stanno sempre più aumentando. Anche qui in Eldy, mesi or sono, ce ne fu uno. 

logo_avvenireEccone un altro pubblicato sull’”Avvenire” di martedì 6 luglio (a firma di Viviana Daloiso) a dimostrazione di quanto detto su.

 

L’ALTRO VOLTO DELLA RETE

Ennesimo episodio di un suicidio scampato grazie alle segnalazioni degli utenti Internet. L’ultimo caso a Garbagnate: da Imperia avevano preso sul serio l’annuncio di una donna sul suo profilo Web

6 Luglio 2010

«Ora mi uccido» Ma Facebook gli salva la vita

Taranto: l’«addio» online di un 46 enne. Un  amico preoccupato avverte però il 112.

Può essere l’imbuto di ogni pettegolezzo possibile sugli altri, la cassa di risonanza di ogni bravata o superficialità, il propagato­re di ogni forma di violenza e sopruso. Ma può an­che diventare il luogo in cui si cerca – e si trova – aiuto. Tanto da vedersi salvare la vita.

Image_0Tra i mille volti di Facebook, c’è anche quello che ieri, a Ta­ranto, ha permesso agli agenti della Questura di impedire a un uomo di 46 anni di suicidarsi. Spo­sato, con due figli, era vessato da gravissimi pro­blemi economici e aveva deciso di farla finita: «Basta, sono disperato», aveva digitato sulla ba­checa del suo profilo sul social network.
  E un suo conoscente, allarma­to da quelle parole, aveva im­mediatamente chiamato la po­lizia, spiegando i fatti. È stata provvidenziale, quell’attenzio­ne, quello sguardo sulla vita di un amico che non si ferma sul­l’orizzonte virtuale, ma è pron­to a cogliere nel grido d’aiuto lanciato in Rete la possibilità concreta di un gesto estremo: così le forze dell’ordine sono risalite all’indiriz­zo dell’uomo, e sono piombate nella sua casa giu­sto in tempo per evitare la tragedia. Trovandolo seduto alla scrivania nell’atto di scrivere un’ulti­ma lettera anche ai suoi familiari.
  L’episodio di Taranto è solo l’ultimo di una lun­ga serie: lo scorso marzo era successo a Garba­gnate, nel Milanese. Una donna aveva annun­ciato l’intenzione di uccidersi, sempre sul suo profilo: allora la segnalazione al 112, e poi alla Polizia Postale, era arrivata da un utente della provincia di Imperia. La donna era stata raggiunta nel giro di un quarto d’ora, e trovata in uno sta­to confusionale e malnutrita. E poi a febbraio, ancora, protagonista sempre una donna, stavol­ta di Teramo: il tam tam degli amici, che aveva­no letto le sue parole di addio sulla bacheca del suo profilo, l’ha salvata.
  «Sono episodi che parlano di due aspetti fonda­mentali del mondo dei social network e, in par­ticolare, di Facebook», spiega il sociologo Giu­seppe Romano. Il primo è quello di una realtà ba­sata sempre più sulla Rete come mezzo di co­municazione: «Quello che avviene online – con­tinua Romano –, quello che si fa o si annuncia sul proprio profilo non è 'altro' dalla realtà. È qualcosa che c’entra con la vita di ciascuno, che parla di solitudine vera, di problemi concreti, non è solo 'virtuale'». Ecco allora che sempre più per­sone oggi esprimono il proprio disagio reale su Facebook, lan­ciando richieste d’aiuto, di confronto e di dialogo. «Ma l’a­spetto più meritevole d’atten­zione, per quanto riguarda l’e­pisodio di Taranto – spiega an­cora Romano –, è che dall’altra parte c’è qualcuno che ascol­ta, che ha ascoltato. Segno che Facebook non è soltanto un’anticamera in cui tutti passano, si fermano per breve tempo, e poi vanno via. In questo caso il social network è diventato un salotto in cui ci si è seduti e si è formata una 'famiglia', in cui la dimensione dell’altro è stata presa in considera­zione seriamente». Che poi dovrebbe essere la vocazione l’obiettivo stesso delle comunità onli­ne: «Alla civiltà della Rete globale serve questa dimensione umana, senza la quale la comunica­zione tra persone diventa solo un involucro vuo­to – conclude Romano –. E senza la quale, come a volta la cronaca ci ha tristemente messo sotto gli occhi, anche gli appelli più disperati possono scivolare via».

 Così, per il sociologo Giuseppe Romano, il social network può diventare «spazio reale di aiuto e ascolto»

martedì 6 luglio 2010

In estate aumentano gli omicidi familiari?








Da tempo si sa che il caldo forte che scoppia
all'improvviso faccia male, ma che addirittura sconvolga il cervello umano di alcuni e porti agli omicidi, questo no.Ciò è  dimostrato dalle notizie  sugli omicidi commessi in questo periodo, riportate sui quotidiani esempre più frequenti in estate, specie da parte degli uomini nei confronti delle loro ex o familiari.


Ho trovato in rete questo interessante articolo, a firma di Francesco Chieppa, che meglio ci potrebbe far capire cosa succede nel “misterioso” ambito del cervello umano in taluni casi.


“L’estate costituisce da sempre la stagione dei delitti. Quando il clima si surriscalda e la colonnina di mercurio impennandosi segna valori tipici da solleone mediterraneo, ecco spuntare i primi macabri rinvenimenti di morti ammazzati in modo violento, spesso efferato. Ricorrentemente le vittime di questi ferali episodi di cronaca nera sono donne e quasi sempre sono il sesso e la violenza sessuale a costituire il movente della consumazione del reato, causa di improvviso raptus omicida. Tuttavia non sempre c’è lo zampino della dea Venere in questi misfatti, mentre comune denominatore restano le temperatura stagionali molto elevate, causa di stress e di una minore efficienza – secondo gli esperti – dei centri nervosi che governano le pulsioni aggressive. In sostanza con le elevate temperature ambientali il livello individuale di autocontrollo subirebbe un drastico ridimensionamento, tanto da spingere i soggetti più vulnerabili e violenti ad una maggiore impulsività di comportamenti ed azioni. Ma vediamo di ricordare gli episodi di cronaca nera che d’estate hanno imbrattato di sangue i media, notoriamente a corto di notizie in periodo di solleone e quindi sempre ben disposti a concedere tanto spazio a questa tipologia di fatti che suscita la curiosità morbosa di molti potenziali lettori e acquirenti della carta stampata.


Molti di questi delitti consumati d’estate hanno, come accennato, una matrice sessuale.
L’estate, nell’immaginario collettivo, è la stagione del divertimento, della trasgressione, di un corpo più libero e più svestito del solito, di eccessi vacanzieri di vario tipo che terminano con il ritorno a casa ed il rientro nella sobria routine quotidiana. Questi luoghi comuni, sublimati dall’odierna società dei consumi sempre più a corto di valori morali, etici e spirituali ed incline all’edonismo ed alla totale liberalizzazione di comportamenti e costumi, sono una ulteriore causa psicologica dell’affievolimento dell’autocontrollo individuale sulle pulsioni, dell’emergere prepotente ed improvviso di una istintualità ordinariamente sopita dalla ragione e dalle convenzioni sociali. Non sempre però la fantasia ed i vagheggiamenti onirici sono in grado di sposarsi con la realtà, ed allora accade il fattaccio che guadagna le prime pagine dei media.


I delitti dell’estate sono in genere consumati con armi improprie, tra le quali prevale nettamente il coltello. Non è retorico considerare che se oggi si uccide di più, si stupra di più, ci si appropria indegnamente ed in modo violento di esistenze che non ci appartengono, questo è da mettere in relazione con una perdita assoluta di valori. I valori in ogni società civile dovrebbero costituire un baluardo sociale di serena convivenza; indicare il confine tra il lecito e l’illecito, il bene ed il male. Demarcare il limite invalicabile tra la propria e l’altrui libertà.


In passato – testimoniano i più anziani – certi fattacci avvenivano di rado e quando accadevano facevano così tanto scalpore da restare per mesi sulla bocca della gente. Oggi noi siamo talmente avvezzi ad efferati episodi di cronaca nera che si susseguono spesso addirittura con cadenza quotidiana, da non farci quasi più caso. L’indifferenza è la pericolosa anticamera di qualunquismo e disimpegno. Dobbiamo invece ritrovare una forte determinazione sociale, perché certi episodi possano rivestire il peso che effettivamente hanno. La vita umana è sacra ed ogni volta che si attenta ad essa, viene commesso un crimine gravissimo che è bene punire adeguatamente, perché la punizione certa ed adeguata possa costituire un concreto deterrente alla reiterazione del reato. Non sarà che alla diffusa perdita di valori da parte della società contemporanea si è per troppo tempo sposato un miope permissivismo dello Stato – ammantato di inconsistenti motivazioni sociologiche di buonismo e garantismo – che ha finito per tradursi in uno svilimento della percezione di gravità dei crimini contro la persona, attraverso l’erogazione di sanzioni giudiziarie sin troppo miti e spesso incerte? “




Ormai non si puo' piu' parlare di pura coincidenza o di casualita': con l'estate si registrano piu' omicidi e suicidi, delitti “familiari” che in altri momenti dell'anno sono meno numerosi. Cio' sarebbe dovuto, secondo gli psichiatri, da un lato al cambiamento di stagione, ma dall'altro all'avvicinarsi delle vacanze, entrambi fattori che negli individui con disturbi mentali finiscono con il provocare scompensi, reazioni forti, perdita di controllo, fino al gesto estremo.

giovedì 1 luglio 2010

Pietro Taricone, il funerale: addio al guerriero »

Si è concluso il lungo "viaggio" di Pietro Taricone. Tra due ali di folla, scortata da una macchina dei carabinieri,  è arrivata, al cimitero di Trasacco (L'Aquila), l’auto che trasportava la salma di Pietro Taricone. Applausi scroscianti da parte della gente, ma anche tante lacrime: il carro funebre si e’ fermato per permettere agli amici di Pietro di portare la bara a spalla dentro al cimitero.


Il feretro di Pietro Taricone  dopo la cerimonia funebre di questo pomeriggio al termine della cerimonia religiosa nella cappella dell’ospedale di Terni è stato portato nel paese dei nonni.
La sua grande passione, il paracadutismo, che gli è costata la vita, lo accompagnerà per sempre: sara’ sepolto indossando la tuta da paracadutista e le scarpe da trekking.  
Pietro Taricone cosi’ e’ stato deposto nella bara.
L’attore, protagonista della prima edizione del Grande fratello, era rimasto gravemente ferito nel primo pomeriggio di ieri dopo un lancio con il paracadute nell’aviosuperficie della citta’ umbra ed e’ morto la scorsa notte, intorno alle 2:30 nel reparto di rianimazione dell’ospedale dove era stato trasferito dopo un intervento chirurgico durato diverse ore.

UN SALUTO A TE,  PIETRO E UN ABBRACCIO AFFETTUOSO ALLA TUA BAMBINA E AI TUOI FAMILIARI!!!!!!!

lunedì 28 giugno 2010

E’ MORTO ALDO GIUFFRE’: UN ALTRO PEZZO DEL TEATRO ITALIANO E DI QUELLO NAPOLETANO CHE SE NE VA

Aldo Giuffrè
E’ morto a Roma Aldo Giuffré: aveva 86 anni compiuti il 10 aprile scorso. Era nato a Napoli nel 1924. Lo ha reso noto  il fratello Carlo, il quale ha detto di aver perso più di un fratello.  Il grande attore teatrale e cinematografico si è spento, ieri notte, dopo un’operazione di peritonite al San Filippo Neri

Il fratello Carlo
Il primo e grande maestro per lui fu Edoardo De Filippo, con il quale studiò e lavorò in una lunga gavetta con il fratello Carlo.
Ma Aldo, attore versatile, attraversò ogni mezzo espressivo, dalla radio, al cinema, alla tv passando dai ruoli comici a quelli drammatici.
Nato a Napoli il 10 aprile del 1924, debuttò in teatro nel 1942 con la compagnia di Eduardo De Filippo in “Napoli milionaria”. Esordì poi come annunciatore radiofonico non ancora ventenne, e dai microfoni di Via Asiago annunciò, il 25 aprile 1945, la fine della guerra. Aveva una bellissima voce che all’inizio degli anni ottanta però, in seguito a un’operazione alla gola, perse il suo bel timbro napoletano, ma non gli impedì di continuare nella recitazione. Svariati anche i suoi film a fianco del grande Totò come “IL TURCO NAPOLETANO”.


A lui rivolgiamo il nostro pensiero ricordandolo tutti con affetto e simpatia.

giovedì 24 giugno 2010

FINISCE QUI IL SOGNO...AFRICANO DEI MONDIALI

Io non mi intendo molto di calcio, ma i mondiali…però li seguo, almeno le partite dell’Italia. Oggi c’era una grande attesa, ma purtroppo grande è stata la delusione dei tifosi italiani che hanno seguito questo Mondiale di calcio 2010. La delusione maggiore è derivata dal fatto che siamo stati esclusi da una squadra che non era considerata fra le “grandi”. L’Italia non è riuscita a battere la Slovacchia facendosi sconfiggere con un 3-2. E bisogna anche ammettere che “meritatissima” è stata la vittoria da parte degli slovacchi che hanno giocato nettamente meglio degli azzurri.
Marcello Lippi e’ immediatamente corso negli spogliatoi a fine partita evitando così la consueta intervista a bordo campo, ma nella conferenza stampa, dopo, (alla quale, invece, non si è potuto sottrarre) si è assunto tutte le responsabilità. Cos’altro poteva dire????.
Finisce, quindi, ultima in classifica l’Italia con soli 2 punti nel girone F; peggio di così non poteva andare.
Deludente, quindi, l’uscita della Nazionale Azzurra dai Mondiali 2010. Oggi, 24 giugno, il definitivo addio. Inutile la ripresa giocata negli ultimi 15 minuti di gioco e non è servito a Di Natale e a Quagliarella segnare i gol della rimonta, giunti sempre qualche minuto “dopo”.

martedì 15 giugno 2010

LA VUVUZELA.... COS'E'?????

Sono iniziati i mondiali 2010 e fin dall'inizio ognuno di noi, credo, sia rimasto colpito dal quel "rumore di sottofondo" che c'è in ogni partita e somigliante ad uno "sciame di api". Mi sono chiesta cosa potesse essere...pensavo alle "trombette" che si usano anche qui, ma il suono era troppo compatto ed ininterrotto tale da diventare un unico suono. 
Ad un certo punto ho sentito anche in tv che ne parlavano ed ho scoperto che quel "suono" era prodotto dalle "vuvuzele". E cosa saranno mai queste vuvuzele????? Mi sono, quindi, documentata su internet e vi  riporto qui il risultato. 
Migliaia di trombette fanno da sottofondo ai mondiali di quest'anno, un ronzio che viene dalla tradizione.
A bordo campo degli stadi dove si stanno giocando i mondiali del Sudafrica sembra ci siano sempre enormi sciami di vespe. Mentre i giocatori rincorrono la palla e il gol in diretta televisiva, i microfoni che rilevano i suoni ambientali registrano un continuo e incessante ronzio che fa da sottofondo alle urla e agli applausi dei tifosi. Tutta colpa di una trombetta: la vuvuzela.
La vuvuzela è una tromba da stadio lunga non più di un metro da tempo in voga tra i tifosi sudafricani. La trombetta viene venduta in prossimità delle strutture sportive, solitamente è fatta di plastica e richiede un bel po’ di fiato per essere suonata a dovere. Secondo alcuni, il nome vuvuzela deriverebbe da un termine onomatopeico Zulu traducibile (a spanne) in “emettere un rumore che fa vuvu”.
Il modello di plastica, oggi il più diffuso negli stadi sudafricani dei mondiali, si è affermato nel corso degli anni Settanta tra i tifosi che seguivano le partite di calcio in Messico, spiega Wikipedia. Tuttavia, Freddie “Saddam” Maake, un celebre tifoso della squadra di calcio sudafricana Kaizer Chiefs, dice di aver inventato per primo la vuvuzela adattando una versione in alluminio dello strumento già nel 1965. In seguito alle limitazioni imposte dai responsabili della sicurezza negli stadi, Maake avrebbe in un secondo tempo ideato la versione di plastica, più leggera e innocua.
La vuvuzela aveva guadagnato l’attenzione dei cronisti sportivi già durante la Confederation Cup della FIFA dello scorso anno. Valutato l’effetto del continuo e incessante ronzio causato dalle migliaia di trombette presenti negli stadi e la potenziale pericolosità dello strumento nel caso di tafferugli, la FIFA aveva deciso di vietarne l’utilizzo nel corso dei mondiali. La SAFA, la South African Football Association, ha però presentato un ricorso a difesa della vuvuzela, risorsa indispensabile per regalare al mondo una vera esperienza sudafricana delle partite di calcio. La FIFA è così tornata sui suoi passi, permettendo l’utilizzo dei modelli di vuvuzela di plastica che non superino il metro di lunghezza.
La concessione non piace ai responsabili delle emittenti televisive. Il costante e snervante ronzio di sottofondo delle trombette complica la resa dell’audio dagli stadi e spesso rende poco comprensibili le telecronache delle partite. Ma ormai la vuvuzela è una sorta di monumento nazionale per il Sudafrica, non a caso a Città del Capo è stata installata la più grande vuvuzela del mondo. È lunga 35 metri e viene azionata meccanicamente prima dell’inizio di ogni partita. Vuvu.