domenica 22 novembre 2009

"LE ILLUSIONI OTTICHE" Giochiamoci...un po'

Che cosa è un’illusione ottica?
Spesso vediamo su riviste e giornali alcuni “giochini” di illusioni ottiche, ma cosa sono in realtà?
Le illusioni ottiche consistono in fenomeni per cui le sensazioni visive generano, in determinate circostanze, delle false interpretazioni delle dimensioni, forme o colori di particolari figure e oggetti. La più comune illusione ottica è quella prospettica, in base alla quale è possibile ricavare da una figura in due dimensioni il senso della profondità.
Tale illusione si basa sul fatto che nella realtà gli oggetti più distanti appaiono rimpiccioliti e che quindi un oggetto rimpicciolito, in opportune condizioni, provoca la sensazione della lontananza. In molti casi il realizzarsi di particolari circostanze altera i normali processi di percezione, dando origine al fenomeno dell’ illusione ottica.
Consideriamo, ad esempio, uno stesso quadrato bianco, una prima volta disposto al centro di un quadrato scuro molto più grande e una seconda volta semplicemente bordato di scuro: nel primo caso il quadrato bianco appare più piccolo che nel secondo.
La spiegazione del fenomeno risiede nel fatto che nell’immagine della figura che l’occhio forma sulla retina, il quadrato scuro esterno, nel primo caso, oscura il bordo del quadrato bianco interno il quale, pertanto, appare di dimensioni ridotte. Fenomeni analoghi al precedente si possono dare in molte altre condizioni, anche con figure variamente colorate; in questo ultimo caso possono verificarsi illusioni ottiche che falsano il tono dei diversi colori.
Affinchè l’immagine venga ricostruita correttamente dal cervello, l’osservatore deve occupare una posizione specifica; gli occhi osservano e il cervello rielabora le immagini. Ma la realtà non è come ci appare, è l’arte dell’illusione ottica a farla apparire reale. Uno dei motivi del fascino delle illusioni ottiche è la loro capacità di aprirci una porta su mondi concepibili eppure assurdi e allo stesso tempo di ricordarci che non tutto quello che possiamo immaginare o che ci sembra reale lo è necessariamente. Eccovi qualche esempio in foto e su video.














Coniglio o Papera?











Due facce o una?



Due giovani o due vecchi?











I DUE CERCHI ARANCIONI CENTRALI HANNO LO STESSO DIAMETRO













Il libro di Mach. Vediamo un libro aperto verso di noi o il suo dorso?



Queste solo alcune delle illusioni ottiche, altre ne troverete nei due video sottostanti.








domenica 4 ottobre 2009

ALLA SCOPERTA DEL ...BAROCCO SICILIANO

In Sicilia c’ero già stata anni fa: una volta a Palermo (partendo da Napoli sempre in nave) e un’altra volta dalla Calabria (Tropea) dove sono andata in vacanza per diversi anni. In una di queste vacanze pensammo di recarci per qualche giorno anche in Sicilia e precisamente a Messina, Taormina e Catania. Adesso, a distanza di parecchi anni abbiamo deciso di andare a visitare un’altra zona della Sicilia e precisamente Noto, Siracusa, Ragusa e dintorni. Ci siamo imbarcati a Napoli, la sera di venerdì 11 settembre, alla volta di Catania per imbarcarci di nuovo per il ritorno la sera di martedì 16 settembre. Trascorrere la notte sulla nave, in cabina, è stata una esperienza diversa, perché la prima volta avevamo fatto il viaggio di giorno. Ma torniamo al viaggio….da Catania abbiamo raggiunto la cittadina di Noto, dove avevamo prenotato l’albergo con l’intenzione poi di spostarci nei dintorni. E così è stato!!!NOTO: Cittadina barocca, chiamata anche “città di pietra” così come fu definita dal critico d’arte Cesare Brandi, verso la fine degli anni ’70. La nuova Noto fu costruita sul colle Meti, a circa 8 Miglia dalla preesistente città millenaria distrutta dal terribile terremoto del 1693. Architetti e scalpellini realizzarono nel tenero calcare color miele splendide chiese e maestosi palazzi nobiliari e sfruttarono la pendenza naturale del colle per ottenere effetti teatrali. Il territorio di Noto è di significativa importanza a livello naturalistico tanto che comprende ben due Riserve Naturali che, insieme alle caratteristiche storiche, hanno permesso alla città di far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Una di esse è “La Riserva Naturale Orientata - Oasi faunistica di Vendicari, che ho anche visitato. Costituita da una stretta striscia di terra lungo la fascia costiera che va da Noto a Pachino, la Riserva Naturale di Vendicari è una vera e propria oasi di pace e ristoro per molte specie di uccelli, ma anche per l’uomo stanco del caos della città. La vegetazione sommersa, la microfauna, le particolari condizioni di salinità fanno di questi luoghi un’area prediletta dall’avifauna migratoria. La riserva di Vendicari è considerata, infatti, “l’albergo degli uccelli”.
Un cospicuo patrimonio artistico ha permesso a Noto di essere denominata la “Capitale del Barocco”.
Per quanto riguarda le bellezze da visitare ho cercato di fotografare i posti più belli e ho messo le foto raccolte in un video che dopo guarderete.
La più maestosa e movimentata piazza di Noto è senza dubbio Piazza del Municipio, delimitata da un lato dalla Cattedrale e dall’altro dal Palazzo Ducezio. Questa piazza, come altre, si apre lungo il corso Vittorio Emanuele, sede di molte chiese importanti e palazzi signorili altrettanto importanti.
La Cattedrale, la cui maestosa costruzione, iniziata nei primi del ‘700, è stata terminata nel 1776 e rimaneggiata nei secoli successivi. Nel 1996, purtroppo, il cedimento di uno dei pilastri causò il crollo della navata centrale, di quella destra, del transetto destro, dell’arco trionfale e, per ultima, della splendida cupola. Non ci furono vittime, ma uno dei monumenti religiosi più belli di Noto fu completamente deturpato fino al giugno 2007 quando ebbero termine i lavori di restauro (furono usati gli stessi materiali usati nel ‘700 e tecniche antisismiche per renderla più sicura )e la chiesa fu riaperta al pubblico.
Palazzo Ducezio, oggi elegante sede municipale, fu eretto intorno alla metà del XVIII secolo ed è cinto su tre lati da un porticato classicheggiante dalla linea curva, un trionfo di colonne sormontato da una balaustra con colonnine. Il piano superiore fu aggiunto intorno agli anni ’50.
Il palazzo è in stile neoclassico e, durante il periodo in cui Noto era sede di grandi casati nobiliari e cardinalizi, fu il palazzo dove si ricevevano le delegazioni estere. Per questo motivo al suo interno ha un salone di rappresentanza chiamato “Sala degli Specchi”, in stile luigi XV, ricco di ori e stucchi.
Sempre lungo questa strada, Corso Vittorio Emanuele, si apre un’altra piazza , piazza XVI Maggio, dove compare, sul lato sinistro, l’elegante costruzione del Teatro Comunale intitolato a Vittorio Emanuele III inaugurato nel 1870.
Dopo il terremoto del 1693, che distrusse la vecchia Noto, la città venne ricostruita in tempi record, ma mancava un teatro per soddisfare le esigenze culturali ed artistiche dei cittadini. L’edificio, un saggio architettonico della Noto neoclassica, è opera di artisti netini (così si chiamano gli abitanti…l’ho scoperto sul posto).
La facciata, che si sviluppa su due piani con finestre, presenta sul prospetto la statua di Euterpe, musa della lirica e altre statue simboliche di stile liberty. All’interno un’ampia sala che include tre ordini di palchi e una piccola galleria. Il teatro è tuttora attivo e luogo di rappresentazioni.
Sul lato destro di Corso Vittorio Emanuele si trova Palazzo Nicolaci da cui prende nome la via che lo costeggia. E’ una abitazione nobiliare di grande prestigio risalente ai primi del ‘700. Presenta delle particolarissime mensole con figure grottesche di sirene, centauri, ippogrifi che sorreggono i balconi barocchi in ferro battuto. Dal portone principale si accede al cortile interno verso il quale sono rivolte tutte le sale dell’edificio e dal quale sale la scala che porta agli appartamenti tutti affrescati e con pavimenti maiolicati. Da vedere il “Salone Rosso” o “Salone delle Feste” con un soffitto riccamente decorato con un affresco raffigurante “Il carro del Dio Apollo”.
Ogni anno, la terza domenica di maggio, in via Nicolaci, viene allestita da artisti locali “L’infiorata del saluto alla Primavera”. E’ un bellissimo tappeto policromo di fiori con disegni di ispirazione religiosa o mitologica.
Il tappeto blu sul quale poggiano i fiori per le magnifiche creazioni, nei giorni in cui ci sono stata io, era ancora presente, come potrete vedere dalla foto del video.
Il Corso Vittorio Emanuele ha inizio all’Arco di Porta Reale, adiacente alla bella Villa Comunale detta anche “La Flora” per la ricchezza botanica dei suoi giardini. Fra le molte specie arboree sono disposti anche i busti dei personaggi illustri nativi della zona, una splendida fontana e due caratteristici chioschetti in stile liberty i cui tavolini, in diverse sere, abbiamo occupato gustando specialità del luogo (cassatine, cannoli, granite, latte di mandorla fatto con mandorle di Avola).
Porta Reale, l’arco di trionfo, fu costruito nel 1838 quando Ferdinando II di Borbone si recò in visita a Noto.
Il materiale con cui fu costruita la Porta è lo stesso di tutti gli altri Monumenti di Noto: una pietra locale di origine calcarea bianco-rosata che al tramonto assume una brillante colorazione dorata da sembrare illuminata.
Oltre alla Cattedrale esiste un numero considerevole di altre chiese, tutte molto artistiche e quasi tutte situate sul Corso Vittorio Emanuele o nelle immediate vicinanze: la chiesa di San Francesco, la chiesa di Santa Chiara, la Basilica del SS. Salvatore, la chiesa di San Carlo, la chiesa di San Domenico, la chiesa del Carmine.
A pochissimi chilometri dalla cittadina si trova una antica VILLA detta DEL TELLARO, così chiamata perché in prossimità del fiume omonimo.
Venuta alla luce nel corso di alcuni scavi effettuati nel 1971 in prossimità del fiume Tellaro e risalente al IV sec. d.c., essa fu distrutta da un incendio, forse in seguito alla calata dei barbari. Sullo strato di macerie e cenere, venne costruita, nel 1700, una masseria che seppellì lo splendido lavoro a mosaico. La villa si sviluppa intorno ad un gran peristilio quadrato circondato da un portico su cui si affacciano vari ambienti con straordinari pavimenti a mosaico di una cromaticità molto intensa.
SIRACUSA: Sia geograficamente che storicamente Siracusa si divide in due aree distinte: da un lato l’isola dell’Ortigia, che ospitò i primi insediamenti umani e sulla quale si rintracciano le pagine più antiche della storia siracusana, dall’altro la città moderna, con la sua ricchezza architettonica, artistica, culturale.
L’Ortigia, collegata alla terraferma dal Ponte Umbertino, si presenta come la zona più caratteristica di Siracusa sia per la sua bellezza naturale sia per la ricchezza architettonica che le vicende storiche hanno permesso di conservare sulla sua area.
Dalla Fonte Aretusa, situata all’Ortigia, si segue il percorso del lungomare Alfeo o della via del Castello Maniace e, superata la Piazza Federico di Svevia, si raggiunge il castello. La fortezza, che deve il suo nome al capitano bizantino Giorgio Maniace, fu costruita per volere dell’imperatore svevo Federico II e rivestì varie funzioni: di residenza reale, di prigione, di caserma. A pianta quadrata, e munito agli angoli di quattro possenti torri difensive cilindriche che davano accesso al terrazzamento superiore, l’edificio è separato dalla terraferma da un ampio fossato.
La Fonte Aretusa costituisce uno dei luoghi più celebrati e visitati dell’isola di Ortigia e di Siracusa. Il bacino è coronato da un’ampia terrazza sopraelevata che si affaccia sul panorama dell’insenatura del Porto Grande offrendo una veduta indimenticabile. Di origini antichissime (la cita già Cicerone), la Fonte Aretusa è in qualche modo il simbolo del forte legame tra Siracusa e il mondo greco, collegandosi direttamente al mito di Aretusa e Alfeo. Il racconto mitologico, particolarmente noto perché narrato dal poeta latino Ovidio, narra che la ninfa Aretusa fu trasformata da Artemide in una fonte per sfuggire agli amori di Alfeo, il quale, però, invece di darsi per vinto, inseguì la bella ninfa dalla Grecia fino a Siracusa, dove scaturì sotto forma di fiume per unirsi a lei con le proprie acque.
Edificato nella parte più alta di Ortigia, il Duomo di Siracusa sorge sui resti dell’antico tempio dorico dedicato ad Athena, fatto costruire nel V secolo a.c. dal tiranno Gelone.
Divenuto cattedrale ai tempi del vescovo Zosimo, il Duomo di Siracusa e’ frutto di una sovrapposizione di stili avvenuta nel corso del secoli. L’interno e’ a tre navate; lungo la navata di destra si aprono alcune cappelle: quella del Battistero, quella di Santa Lucia, dove si conserva la statua della santa patrona della citta’, la cappella del Sacramento, la cappella del Crocefisso, con una tavola raffigurante San Zosimo. Nel presbiterio si trova l’altare barocco opera di Giovanni Vermezio (1659), la cui mensa e’ un monolite proveniente dal tempio di Atena. Il pavimento policromo e’ del XV secolo, mentre il campanile fu edificato nel secolo successivo. Dopo il sisma del 1693 la facciata venne riprogettata da Andrea Palma.
Un’altra parte della città di Siracusa da visitare è il Parco archeologico della Neapolis e il Teatro greco, realizzato tra il 1952 e il 1955. Esso riunisce i principali monumenti greci e romani ed è diviso in due sezioni: da una parte l’anfiteatro romano e l’ara di Ierone, mentre dall’altra il teatro greco, il Santuario di Apollo, le latomie del Paradiso. Ancora da vedere è la grotta del Ninfeo , l’orecchio di Dionisio, la grotta dei Cordari e la presunta tomba di Archimede.
Il viaggio prosegue alla volta di un piccolo angolo di Sicilia, CAVA D’ISPICA, affascinante e misteriosa vallata dell’illustre città della contea di Modica.


Tra le pagine della storia di luoghi che affondano le proprie radici lontano nei millenni, c’è quella del vecchio Mulino ad acqua - Museo “Cavallo D ‘Ispica”.
Qui sembra che il tempo, infrangendo per una volta l’eterna regola del “panta rei” (tutto passa), si sia fermato in uno spaccato di vita comune, con la capacità quasi paradossale di unire modi e costumi diversi, figli di secoli vicini, ma al tempo stesso lontani di parecchie generazioni.
E’ la storia di una famiglia ma anche quella di un’epoca che conserva gelosamente, ancora oggi, valori e tradizioni, dentro oasi di ambienti di vita sfuggite alle metamorfosi dei tempi.
Il Mulino ad acqua - Museo “Cavallo D’Ispica” non è soltanto un suggestivo mulino ad acqua, né solo un museo; è un quadretto di vita familiare e sociale, rubato al treno del progresso che corre veloce, spesso facendo macerie del proprio passato. Qui si raccontano non a parole, ma vestendo gli stessi abiti vecchi di tre secoli, sentimenti, fatiche, vecchi mestieri, realtà dove l’ingegnosità e l’operosità dell’uomo gridavano forte la propria voce.
L’abitacolo del mugnaio, l’angolo degli attrezzi, la lavanderia, la stalla ed il fienile, la botte e le cascate, la camera dell’acqua, la stanza delle macine, sono tutti ambienti che repertano nel grande libro della storia, la fotografia di un passato in cui si colgono sentimenti ed emozioni tra le regole di vecchie leggi di vita.
RAGUSA IBLA: costituisce con i suoi ricordi medioevali e gli eleganti palazzi barocchi un quartiere di Ragusa, ricchissimo di fascino e di storia.
Le sue origini risalgono al primo periodo siculo e sembra che sia con molta probabilità l’erede di Hybla Haerea, un aggregato di villaggi siculi che venne in contatto con le popolazioni greche e romane e che raggiunse una certa importanza nel periodo bizantino, quando la città fu munita di un castello.
Molto importante da visitare è il duomo di San Giorgio che si erge maestoso nel cuore di Ragusa Ibla.
Antica chiesa madre della città prima del 1693, sorgeva all’estremità est dell’abitato, nei pressi dell’attuale Giardino Ibleo, dove si trova ancora il grande portale quattrocentesco, di stile gotico-catalano, unica vestigia rimasta dell’antico tempio. (Portale di San Giorgio)
La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto e restarono in piedi parte della facciata, alcune cappelle e parte della Cappella Maggiore, per cui venne costruito un ampio locale adiacente alla navata sinistra del vecchio tempio, in cui poter svolgere le funzioni. Nel secondo quarto del secolo XVIII, si decise di trasferire la chiesa nel sito della vecchia chiesa di S. Nicola, che fino al secolo XVI era stata la parrocchia dei fedeli di rito greco e successivamente, passata al rito latino, era divenuta “chiesa sacramentale” di S. Giorgio.
Inoltre caratteristico è il giro che si fa con il trenino itinerante, a bordo del quale c’è anche una guida. Esso attraversa le strette stradine del centro, da dove si possono ammirare sia il panorama che i luoghi più reconditi, ma altrettanto caratteristici.

Eccoci alla fine del viaggio e purtroppo si torna a casa, ma con un ”qualcosa in più”, sia culturalmente, sia interiormente, sia emotivamente. L’arricchimento deriva dall’aver potuto godere della vista di così tanti bei luoghi; tutto ciò, quindi, fa bene allo spirito e alla mente.
Qui sotto c’è un video in cui ho cercato di raccogliere, attraverso foto da me scattate, i diversi luoghi sopra descritti.
Alcune notizie del testo, quelle più specifiche, sono state attinte dalla guida (che sempre compriamo quando visitiamo un posto nuovo) e rielaborate.
Grazie, buona visione e buon viaggio…..virtuale!!!!!




giovedì 10 settembre 2009

“UN ALTRO PEZZO DI STORIA DELLA TV CI LASCIA, CIAO MIKE”

E’ scomparso un altro grosso “pezzo” della televisione italiana, l’ineguagliabile, l’inarrestabile e l’immarcescibile Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, al secolo Mike Bongiorno .…due generazioni sono cresciute guardando i suoi fantastici quiz che avevano il potere di riunire tutta la famiglia davanti alla tv.
Dopo i grandi come Corrado, Enzo tortora e Gino Bramieri, personaggi legati alla nostra gioventù, un’altra icona della televisione italiana ci lascia.
La televisione italiana era nata con lui, anzi, Mike era la Televisione.
Solo qualche ora fa è stata appresa la notizia e quasi noi tutti siamo ancora increduli.
Un personaggio storico, che tanto ha intrattenuto con il suo humour milioni di Italiani.
Bongiorno è stato colto da un infarto nella sua casa del principato di Monaco.
Se ne va oggi, a 85 anni, il Re del Quiz, se ne va alla vigilia del suo ritorno alla conduzione: avrebbe dovuto debuttare infatti su Sky con un nuovo quiz dal titolo Riskytutto, invece, è improvvisamente morto. Il grande Mike non si sa neanche da quanti anni è in TV, la sua morte è stata davvero inaspettata.
Alla fine degli anni Settanta contribuì alla nascita della tv commerciale. Il suo ultimo programma Rai fu Flash (1980-1982), poi passò a Mediaset (Bis, Superflash, Telemike). Dal 1989 al 2003 condusse la Ruota della Fortuna.

Ultimamente faceva coppia con Fiorello sia come testimonial della nota campagna pubblicitaria Wind Infostrada che in radio.
Nel settembre 2007, dopo lunghi anni di assenza dalla Rai, vi era tornato per presentare Miss Italia insieme a Loretta Goggi.
Il 20 marzo 2009 annunciò ufficialmente la fine del suo rapporto lavorativo con Mediaset. Sarebbe stato bello, invece se avesse concluso la sua lunga carriera proprio a Mediaset, che tanto gli deve riconoscere…invece lo hanno allontanato senza tanti complimenti con la scusa di volerlo lasciare libero di scegliere. Che scusa banale! L’intervista rilasciata a “Che tempo che fa”, condotta da Fabio Fazio è stata seguita da milioni e milioni di spettatori e tutti hanno ascoltato le parole di Mike quando diceva che Berlusconi si faceva negare.
Poco dopo, il 26 marzo 2009, venne comunicato che Mike Bongiorno aveva firmato un contratto con Sky.
Negli ultimi tempi aveva mostrato un pò di segni di cedimento e per questo era sempre vittima di esilaranti flop televisivi. Con la sua capigliatura mai scomposta e quegli occhi azzurro-cielo è stato da sempre l’emblema della TV italiana. Bongiorno era nato a New York il 26 maggio del 1924. L’anno prossimo non avremo più lo storico mattatore della TV nel nostro salotto. Ce lo ricorderemo sempre con il suo simpatico “Allegria”. Ciao Mike

venerdì 21 agosto 2009

'A LIVELLA - Omaggio a Totò

Premetto che so che questa poesia, capolavoro della letteratura napoletana del secolo scorso, in internet è più volte citata, ma, come napoletana, volevo anche io ricordare questo grande Artista che è Totò.Trama

La poesia è ambientata in un cimitero, dove un malcapitato rimane chiuso. Questi assiste incredulo al discorso tra due morti: un marchese ed un netturbino. Il marchese si lamenta del fatto che il netturbino si sia fatto seppellire accanto a lui, ma il netturbino gli fa notare che non è stato lui a scegliere dove esser seppellito; vedendo che il marchese continua con il suo lamento, il netturbino perde la pazienza e gli fa notare che, indipendentemente da ciò che si era in vita, col sopraggiungere della morte si diventa tutti uguali. E' scritta in dialetto napoletano, ma è comprensibile anche da chi ha poca confidenza con tale parlata. La traduzione letterale in italiano diminuirebbe l'impatto della poesia che può essere fruita in tutta la sua carica emotiva solo nella versione originale.

Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn’anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.
St’anno m’é capitato ‘n’avventura…
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!,
ma po’ facette un’anema e curaggio.
‘O fatto è chisto, statemi a sentire:
s’avvicinava ll’ora d’à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
“Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l’11 maggio del’31″
‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
…sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
nce stava ‘n ‘ata tomba piccerella,
abbandunata, senza manco un fiore;
pe’ segno, sulamente ‘na crucella.
E ncoppa ‘a croce appena se liggeva:
“Esposito Gennaro - netturbino”:
guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! ‘ncapo a me penzavo…
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s’aspettava
ca pur all’atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s’era ggià fatta quase mezanotte,
e i’rimanette ‘nchiuso priggiuniero,
muorto ‘e paura…nnanze ‘e cannelotte.
Tutto a ‘nu tratto,che veco ‘a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse ‘a parte mia…
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano…
Stongo scetato…dormo,o è fantasia?
Ate che fantasia; era ‘o Marchese:
c’o’ tubbo,’a caramella e c’o’ pastrano;
chill’ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu ‘nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro…
‘omuorto puveriello…’o scupatore.
‘Int ‘a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:
so’ muorte e se ritirano a chest’ora?
Putevano sta’ ‘a me quase ‘nu palmo,
quanno ‘o Marchese se fermaje ‘e botto,
s’avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:”Giovanotto!
Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d’uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente”
“Signor Marchese,nun è colpa mia,
i’nun v’avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa’ sta fesseria,
i’ che putevo fa’ si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse
e proprio mo,obbj’…’nd’a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n’ata fossa”.
“E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!”
“Famme vedé..-piglia sta violenza…
‘A verità,Marché,mme so’ scucciato
‘e te senti;e si perdo ‘a pacienza,
mme scordo ca so’ muorto e so mazzate!…
Ma chi te cride d’essere…nu ddio?
Ccà dinto,’o vvuo capi,ca simmo eguale?…
…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;
ognuno comme a ‘n’ato è tale e quale”.
“Lurido porco!…Come ti permetti
paragonarti a me ch’ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?”.
“Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!
T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.
‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino, che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”
Antonio De Curtis



Per chi dovesse trovare difficoltosa la lettura del testo, c’è a disposizione anche la versione audio-video per l’ascolto.


giovedì 13 agosto 2009

BUON FERRAGOSTO






































…Quando cadono le stelle….

Sapevate da cosa ha avuto origine la tradizione che indica la notte di San Lorenzo come “la notte della pioggia di stelle” ?
Il giorno di San Lorenzo (10 agosto) si assiste tradizionalmente al fenomeno delle stelle cadenti, in realtà una pioggia di piccoli meteore, che è particolarmente visibile in quei giorni.
Celebre anche la poesia di Giovanni Pascoli, che interpreta la pioggia di stelle cadenti come lacrime celesti, intitolata appunto, dal giorno dedicato al santo, X AGOSTO:


« San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla…»

Ebbene, io me lo sono chiesto e ho fatto così la mia ricerca in Internet che riporto qui.

Nella notte di San Lorenzo, a cadere dal cielo sono frammenti di roccia e ghiaccio, delle dimensioni di un grosso ciottolo. Appartengono ad una cometa, che ogni 130 anni si avvicina a noi, e nell’anno 3000, per vedere le stelle cadenti si dovrà attendere la fine di agosto. Responsabile dello spettacolo delle “stelle cadenti” è la cometa Swift-Tuttle che, partendo dai confini del sistema solare torna verso la terra ogni 130 anni, sciogliendo parte del suo mantello di ghiaccio non appena si avvicina al sole.
Lewis Swift ed Horace Tuttle la identificarono per la prima volta nel Luglio del 1862, ma il merito di avere capito che la “pioggia di stelle” d’agosto deriva da questa cometa spetta all’astronomo italiano Giovanni Schiapparelli. Grazie al fatto che la cometa rimase visibile per mesi, Schiapparelli potè osservarla con assiduità, calcolando il suo percorso nello spazio, stabilendo che il nostro pianeta interseca la sua scia di polveri nell’agosto di ogni anno.
Una magia che dura diverse notti. Infatti le meteore si manifestano già dal 25 Luglio fino al 18 Agosto. Il loro massimo non coincide più con la festa di San Lorenzo, ma si verifica 2 giorni dopo, il 12 Agosto: tutta colpa del lentissimo variare dell’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre, che lo fa allontanare dalla festa del santo al ritmo di quasi un giorno e mezzo ogni 100 anni, e così nel 3000 per ammirare la pioggia di stelle dovremo aspettare fino alla fine di agosto.
La cometa Swift-Tuttle è tornata nelle vicinanze della terra nel 1992. Il primo a rivederla, come un puntino luminoso nella costellazione dell’Orsa Maggiore è stato un astrofilo giapponese la notte del 26 settembre. Per il prossimo passaggio dovremo aspettare il 2126.
Per chi le osserva nella notte, le stelle cadenti sembrano provenire quasi tutte da un punto preciso della volta celeste. In realtà “cadono” parallele l’una all’altra irradiandosi dalla costellazione dei Perseo, da cui prendono il loro vero nome, Perseidi. A produrle sono pezzi di ghiaccio e roccia, che penetrano nell’atmosfera ad una velocità compresa tra 30 e 75 chilometri al secondo (oltre 50 volte quella di una pallottola di fucile), a causa del calore dovuto all’attrito bruciano completamente prima di arrivare al suolo.
La coda della cometa Swift-Tuttle non è l’unica ad incendiare i nostri cieli. Esistono decine di altri “sentieri polverosi” lasciati da altre comete che la terra incrocia ogni anno alla stessa data nel corso del suo giro intorno al sole, le principali sono Halley (18 aprile-28 maggio e 10 settembre-28 ottobre), Thatcher (16-25 aprile), Tempel-Tuttle (14-21 novembre) e l’asteroide 3200 Phaeton (7-17 dicembre).
Comete a parte, sono numerosissimi i frammenti di roccia che vagano nello spazio, si tratta dei “rimasugli” della nube primordiale da cui è nato il sistema solare. Quelli che cadono sulla terra accrescono la massa del pianeta di una ventina di tonnellate
ogni giorno.
Come ogni estate, allora, appuntamento sotto il cielo di agosto con le “Perseidi” o Lacrime di San Lorenzo che appariranno numerose nelle notti tra il 10 e il 13, con un massimo di attività che, a causa dell’anno bisestile, è previsto alle 13.30 del 12 agosto.
Quindi la notte migliore per osservarle sarà quella tra l’11 e il 12 agosto, quando si potranno contare oltre cento meteore all’ora. Ma la visibilità sarà ottimale anche nelle notti successive, specialmente dopo mezzanotte quando la Luna sarà tramontata, lasciando il cielo più scuro e libero per l’apparizione delle scie più deboli.















“RISTORANTI CONTO-FAI-DA-TE”

Dopo gli alberghi “a zero stelle” ecco qualcosa di analogo per i ristoranti. Leggete questa notizia, sentita in tv e che sono andata ad approfondire su internet per saperne di più e riportarne qui un resoconto.
Tutti abbiamo ascoltato nei giorni scorsi, la notizia alquanto bizzarra di quei poveri turisti giapponesi truffati in un noto ristorante vicino Piazza Navona, che si sono visti recapitare un conto alquanto “salato” per il cibo consumato con una cenetta “romantica”.
Scatta, quindi, la protesta da parte dei ristoratori romani, che non ci stanno a passare davanti a tutto il mondo come dei veri e propri truffatori. Il loro obiettivo è quello di mostrare a romani e turisti di passaggio che, nella città eterna, esistono anche persone oneste.
Ed ecco, allora, che nella Capitale due locali hanno aderito a questa nuova iniziativa. In questi tempi di crisi e con le truffe sempre dietro l’angolo, la singolare trovata sta riscuotendo il favore del pubblico, come era ovvio che fosse.
Probabilmente, altre osterie seguiranno l’esempio proposto. Ma tutto questo come funziona? In questo caso è il cliente che si assume la responsabilità di stabilire il prezzo di tutto ciò che ha mangiato. Si tratta di una sorta di conto «autogestito».
Ogni cliente, può mangiare quello che più desidera, anche le prelibatezze più squisite. Una volta consumato il pranzo o la cena, completa di antipasti, primi e secondi piatti, al momento di apprestarsi a pagare, ognuno decide la cifra che ritiene più opportuna, secondo il suo personale criterio. E, naturalmente, senza aver paura di essere giudicato per questo.
Sta naturalmente alla coscienza di ognuno non imbrogliare e non approfittarsi della buona fede dei ristoratori.
Chi vuole mangiare e pagare con il conto «fai da te», può recarsi per esempio, presso una pizzeria-osteria, al quartiere Prati, che offre tale servizio il mercoledì sera.
Oppure, tra piazza Navona e il Chiostro del Bramante c’è la “pizza fai-da-te”.
Una proposta originale preferita sopr
attutto dai clienti stranieri, che spianano e si condiscono la pizza, infornata poi dai pizzaioli.
Una piccola “trovata” che puo’ trasformare la pausa tra un monumento e l’altro in un ricordo simpatico.
In alternativa, si può andare in un ristorante, con menù vegetariano, situato all’Esquilino.
Dopo una scorpacciata di pizza, pasta e antipasto di mare, il conto lo decidi tu senza limitazioni negli ordini.
A Verona, invece, c’è il primo «ristorante fai da te» che presto aprirà anche a Milano. Tutto self service, senza camerieri: scegli i prodotti freschi preconfezionati dagli espositori, li scaldi al microonde e consumi al tavolo. Un’idea ancora una volta dettata dall’economicità: abbattere i costi del personale e ridurre le code al bancone e ai tavoli. Inoltre i piatti preparati monodose (a breve anche le mezze dosi) sono anche take away (da asporto).
Una domanda, però, mi viene spontanea: mentre da un lato si risparmia, dall’altro non si contribuisce alla diminuzione dei posti di lavoro?

“RU-486…si, RU-486…no, questo il dilemma!!!”

Premetto che non sono mai stata pienamente a favore dell’aborto in generale (qualunque siano le modalità), ma solo quando è veramente necessario e in situazioni strettamente contingenti.
In questi giorni non si fa altro che sentire in tv e leggere sui quotidiani dell’arrivo della nuova pillola abortiva, la RU486. E la Chiesa ha annunciato scomuniche . Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo.
Ma l’aborto c’era anche prima della pillola, cambiavano le modalità, ma sempre aborto era!!!! Rispetto ai metodi abortivi tradizionali pare che questo nuovo metodo abbia il vantaggio di non richiedere l'ospedalizzazione della donna né interventi chirurgici, per questo si ritiene che provochi minori traumi fisici e psicologici e il tutto avviene all’interno delle mura domestiche col calore familiare e non in stanzette asettiche quali possano essere quelle degli ospedali. Sicuramente è un momento difficile per una donna affrontare tale momento, quindi se si possono alleggerire le sue sofferenze, oltre che fisiche, anche psicologiche, perché non farlo?
Il discorso, comunque secondo me, non è la pillola o l’intervento chirurgico, bensì, credo, il problema morale che una donna in queste situazioni, deve risolvere da sé, insieme alla propria coscienza. Assodato ciò non credo che ci siano rischi maggiori o minori di un aborto chirurgico.

Questa pillola serve certamente a patto che venga prescritta da medici competenti e seri, attraverso la sanità pubblica e solo per quei casi particolarmente gravi come ad esempio stupri, rischi effettivi di salute, malformazioni gravi, patologie.
La Ru486 è solamente una modalità alternativa all'aborto. Quindi, se si parla di Ru486, l'unica cosa importante è il paragone medico con la procedura chirurgica che presenta vantaggi e svantaggi.
L’efficacia e la sicurezza del farmaco è stata ampiamente testata. Già nel giugno 2007 l'ente europeo per il controllo sui farmaci ha approvato l'uso del mifepristone e ne ha ribadito la sicurezza.
Siccome siamo in un Paese in cui l'aborto è consentito per legge, se c'è la possibilità per cui si usi un sistema che sia meno invasivo per la donna, non vedo perché dire di no!
Comunque ribadisco il mio pensiero e cioè che, o con un metodo o con l’altro, bisogna prima essere d’accordo sull’idea di aborto ed io personalmente sono pro-aborto solo in casi veramente gravi, come ad esempio quelli in cui è compromessa la vita della mamma o del nascituro ed in altri pochissimi casi, come ho già detto su. Questa la mia opinione in merito, , ma mi piacerebbe, a questo punto, sentirne anche altre!

martedì 4 agosto 2009

FUOCI PIROTECNICI ....in gara mondiale a Valmontone

Conoscevo Valmontone solo come uscita autostradale nel tratto compreso fra Napoli e Roma. Poi qualche anno fa ho cominciato a sentirlo nominare più spesso per l’apertura di un grande OUTLET (che ho anche visitato una volta), sorto dopo quello di Castelromano, più vicino alla capitale. Questo è a circa 40 km da Roma, raggiungibile, appunto percorrendo l’autostrada Napoli – Roma e uscendo proprio a Valmontone.
Ma la notizia non è questa, bensì quella che qui, proprio all’interno dell’Outlet, si è svolta, dal 29 luglio fino al 4 agosto, la 7^ edizione del “Caput Lucis”, Campionato mondiale d'arte piromusicale. Peccato sia venuta a conoscenza di ciò solo ora!

Avendo sentito, per caso, la notizia in Tv ho voluto saperne di più, per cui mi sono documentata su Internet ed eccomi a trasmettere a voi una sintesi di quanto letto.
E’ una manifestazione giunta alla sua settima edizione che, per il prestigio conquistato negli anni, ha il patrocinio e il sostegno della Regione Lazio, della Provincia di Roma, del Comune di
Valmontone e delle ambasciate dei Paesi partecipanti.
Un grandioso e consolidato evento internazionale che mette in scena, in un'ambientazione unica ed emozionante, avvincenti coreografie di fuochi eseguite in perfetta sincronia con la musica, progettate ed eseguite dai migliori maestri del mondo.
Obiettivo principale della manifestazione è esaltare i valori e la storia di un’antica e nobile arte, quella pirotecnica, che fonde in performance altamente spettacolari le più avanzate tecnologie moderne con la tradizione artigianale, la ricerca continua di originalità, con una creatività artistica di valore assoluto.














Protagonisti i fuochi d'artificio, ma non solo. Previsti anche numerosi spettacoli, tra cui il concerto di Alessandra Amoroso, vincitrici della trasmissione Tv “Amici”.
Questa la notizia. Per quest’anno forse è già tardi, ma sicuramente il prossimo anno terrò d’occhio più assiduamente internet e spero di poter programmare per tempo questa visita e poter godere di questo spettacolo sempre molto suggestivo.




Questo ovviamente è solo un assaggio dei fuochi pirotecnici in gara e il video che ho scelto, tra i tanti presenti in You Tube relativi a questo evento, riguarda l'esibizione dei fuochisti italiani.
Pardon, ovviamente la competizione è stata vinta dall'ITALIA.

sabato 25 luglio 2009

Rassegna di quadri di un amico pittore

Questo è un omaggio ad un amico che, dopo varie insistenze da parte mia e molta resistenza da parte sua, ho convinto ad inviarmi i suoi dipinti e ne ho fatto un video che ora sottopongo all'attenzione di coloro che lo vorranno fare.




venerdì 24 luglio 2009

UNA GITA A ...CAPRI


Ogni anno di solito, almeno una volta (a giugno o a settembre) vado a Capri. E' sempre da scoprire, anche se ormai ci sono stata numerose volte. In questa occasione, però, ho fatto delle foto diverse dalle altre volte, includendo soprattutto paesaggi e panorami, pertanto, mi è venuta l'idea di farne un video da postare qui. Buona visione!

V Tappa Baveno (Lago Maggiore)TOUR 2008 PARIGI LONDRA BRUXELLES


V Tappa: Baveno (Lago Maggiore)
Rientro in Italia, costeggiando il Lago Maggiore e arrivo a Baveno.

IV Tappa Londra 0001 TOUR LUGLIO 2008 PARIGI LONDRA BRUXELLES

IV Tappa Dover-Calais-Bruxelles .
Visita della città (Grand-Place, Manneken-Pis, Atomium, arco di Trionfo, sede del Comitato delle Regioni europee, in esterno).

III tappa "Tour luglio 2008 Parigi, Londra, Bruxelles"


III Tappa del Tour: Canterbury- Londra .
Visita alla città di Londra (Abbazia di Westminster, Torre di Londra, Cattedrale di San Paolo, City, Oxford Street, Piccadilly Circus, Trafalgar Square, Buckingham Palace con cambio della guardia, Big Ben, Hyde Park, Covent Garden). London By night con passeggiata a Trafalgar Square e zona del Parlamento.
Visita del Castello reale di Windsor, British Museum e ..ancora Londra by night con passeggiata a Piccadilly Circus & Leicester Square.

II tappa Tour Parigi Londra Bruxelles


Questo è il video relativo alla II tappa: Parigi, Calais. Dover Canterbury
Partenza per Calais, imbarco sul traghetto per Dover (bianche scogliere), arrivo a Canterbury (visita della Cattedrale)

I Tappa "Tour luglio 2008 Parigi, Londra, Bruxelles"




Questo tour fatto la scorsa estate è risultato uno dei più belli che abbia fatto finora. Così con le molteplici foto fatte ho deciso di realizzare prima un pps (con animazioni e musica), ma poi, visto che non era pubblicabile e quindi visionabile anche da altri, ho deciso di farne un filmato. Mi sono cimentata x la prima volta col movie maker e l'ho realizzato, credo, benino e l'ho anche messo su you tube. A voi il giudizio!!!!! Ho dovuto suddividerlo in tappe xchè le foto erano tantissime e quindi qui metto i video relativi alle varie tappe.


Questo è il video relativo alla 1^ tappa: Aosta - Parigi


Visita della Parigi storica (Notre Dame ,Quartiere Latino, Giardini di Lussemburgo, Place des Vosges ) e Parigi Moderna (Opera, Madeleine, Place Vendome, Place de la Concorde, Les Invalides, Champs Elysées, Arco di Trionfo, Montparnasse e Montmartre con la Basilica del Sacré Coeur, Place du Tertre).
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giovedì 7 maggio 2009

10 Maggio “FESTA DELLA MAMMA”


Domenica 10 maggio è la FESTA della MAMMA e colgo l’occasione per formulare gli auguri a tutte le mamme .
La festa della mamma è una delle ricorrenze più dolci dell’anno, perché dedicata alla persona che più ci vuole bene e ci sta vicino durante la nostra vita: la mamma!


Non è importante l’età, il colore della pelle, la ricchezza:
la mamma è sempre la mamma!
W LA MAMMA



Nel corso dell’ultimo anno scolastico in cui sono stata in servizio (due anni fa), insieme con gli alunni di 5^ elementare, abbiamo fatto delle ricerche sull’origine di questa festa e, pertanto, mi è piaciuta l’idea di mettere qui, a disposizione di quelli che ancora non lo sanno, il risultato di tale ricerca.
ORIGINI DELLA FESTA
Questa festa ha origini molto lontane, infatti secoli addietro venivano compiuti antichissimi riti pagani che duravano diversi giorni, per festeggiare la rinascita della primavera ed il rifiorire della natura ed erano chiamati i giorni della “Grande Madre”, simbolo di fertilità.
Anche nell’antica Grecia gli elleni dedicavano alle loro genitrici un giorno dell’anno, con la festa in onore della dea Rea, madre di tutti gli Dei.
Gli antichi romani, invece, usavano festeggiare per una settimana intera la divinità Cibele che simboleggiava madre natura e tutte le genitrici.
La nascita dell’attuale festa della mamma, come la intendiamo noi, risale invece al XVII secolo e affonda le sue radici in Inghilterra, dove cominciò a diffondersi la tradizione del “Mothering Sunday” che coincideva con la quarta domenica di Quaresima.
In occasione di tali festeggiamenti venivano regalate delle rose rosse alle mamme e veniva preparato il “Mothering cake”, un dolce tipico a base di frutta.Nonostante fosse festeggiata già da molto tempo, la festa della mamma venne ufficializzata solo qualche tempo dopo.
Fu istituita nel 1914 negli stati Uniti su proposta di Anna M. Jarvis. Anna era molto legata alla madre, un'insegnante della Andrews Methodist Church di Grafton, nel West Virginia.
Dopo la morte della madre, Anna si impegnò inviando lettere a ministri e membri del congresso affinché venisse celebrata una festa nazionale dedicata a tutte le mamme. Questa festa doveva rappresentare un segno d'affetto di tutti nei confronti della propria madre mentre questa era ancora viva. Grazie alla sua tenacia e determinazione, la prima festa della mamma fu celebrata a Grafton e l'anno dopo a Filadelfia: era il 10 maggio 1908.Anna Jarvis scelse come simbolo di questa festa il garofano, fiore preferito dalla madre: rosso per le mamme in vita, bianco per le mamme scomparse. Nel 1914 il presidente Wilson annunciò la delibera del Congresso per festeggiare questa festa la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri del Paese.
Da quell'anno fu istituito il "Mother's Day". Oltre agli Stati Uniti questa data è stata adottata da Danimarca, Finlandia, Turchia, Australia e Belgio. In Norvegia viene celebrata la seconda domenica di febbraio , in Argentina la seconda di ottobre ; in Francia la festa della mamma cade l'ultima domenica di maggio edè celebrata come compleanno della famiglia.

In Italia la Festa della mamma si festeggia la seconda domenica di maggio, come negli Stati Uniti. I simboli di questa festa sono il rosso, il cuore e la rosa, che più di ogni altro fiore rappresenta l'amore e la bellezza e sa testimoniare l'affetto e la riconoscenza dei figli.







E concludo con una poesia di ringraziamento e tutte le MAMME e con un video!!!!




Grazie Mamma,
perché mi hai dato la tenerezza delle tue carezze,

il bacio della buona notte, il tuo sorriso premuroso,
la dolce tua mano che mi dà sicurezza।

Hai asciugato in segreto le mie lacrime,

hai incoraggiato i miei passi,
hai corretto i miei errori,
hai protetto il mio cammino,
hai educato il mio spirito,

con saggezza e con amore
mi hai introdotto alla vita।

E mentre vegliavi con cura su di me

trovavi il tempo per i mille lavori di casa।

Tu non hai mai pensato di chiedere un grazie।


Judith Bond