giovedì 29 luglio 2010

"LA TORTA CAPRESE ....com'è nata e la ricetta"

Spesso parlando con qualcuno che non è di Napoli e dintorni ho notato che si  confonde la "Torta Caprese" con "La caprese". (quella con mozzarella, pomodori e basilico, per intenderci).

Quindi approfitto dell’occasione e  posto qui, a beneficio di coloro che volessero riprodurla, la ricetta e la sua origine. Premetto che ha una preparazione piuttosto lunga, ma non è difficile.
Ma andiamo con ordine. Prima vediamo com' è nata.


La storia del dolce al cioccolato più amato al mondo


La Torta Caprese, diffusa oltre che a Capri anche nella Penisola Sorrentina e in Costiera Amalfitana, ha delle origini non molto chiare, ma sembra forte la convinzione da parte di molti abitanti del luogo che sia nata per caso, negli anni venti, nel laboratorio di un artigiano dell’isola. Una creazione involontaria quindi, poiché il cuoco Carmine di Fiore, narra la leggenda, avrebbe dimenticato di mettere la farina in una torta di mandorle preparata per tre malavitosi americani giunti a Capri per acquistare una partita di ghette per Al Capone.
Un errore imperdonabile si direbbe per un professionista del settore, ma che ha lanciato un mito, rendendo la torta caprese uno dei simboli della cucina isolana. Il nome infatti ne richiama inevitabilmente le radici, ma anche gli ingredienti e il metodo di lavorazione fanno riassaporare, nel senso letterale del termine, la tradizione della cucina popolare, semplice, povera, a base di ingredienti locali e genuina.
Negli anni la caprese é stata riproposta in diverse varianti: con gli amaretti o con le nocciole al posto delle mandorle, oppure al limone, esaltando i profumi di un altro prodotto locale, il limocello. Vorrei ricordare peró che la caprese é, secondo la tradizione locale, una torta di cioccolata e mandorle, croccante fuori e morbida dentro, bassa e molto carica di cioccolato fondente.


TORTA CAPRESE (ricetta)


La ricetta originale della caprese non prevede l'uso di farina, né lievito. Si tratta di una torta dalla consistenza molto particolare. Il "segreto" sta tutto nella lavorazione che deve inglobare piu' aria possibile per non avere l'effetto "mattone".


Tempo di preparazione e cottura:
1 h 30 min


Ingredienti
per una torta da 26 cm. di diametro
300 g mandorle (ne' tostate, ne' spellate)
250 g cioccolato fondente
250 g burro morbdo
200 g zucchero
5 uova
zucchero al velo per guarnire

Preparazione
Separare gli albumi dai tuorli.
Accendere il forno a 160 gradi.
Fondere il cioccolato a bagnomaria o in microonde.
Tritare le mandorle nel mixer ottenendo una polvere non eccessivamente fine.
Montare il burro a spuma con 150 g zucchero. Sempre montando aggiungere un tuorlo alla volta. Aggiungere il cioccolato fuso e intiepidito e le mandorle.
Montate a neve gli albumi con il resto dello zucchero.
Incorporare una cucchiaiata di albumi montati al composto al cioccolato per ammorbidirlo. Aggiungere quindi il resto degli albumi mescolando con una spatola e facendo attenzione a non smontarli.
Versare il composto in una teglia rivestita di carta forno oppure preventivamente imburrata ed infarinata.
Cuocere in forno (preriscaldato a 180°) per circa un'ora.
Verificare la cottura con la prova stecchino.
Sfornare e lasciar raffreddare su una gratella.
Servire cosparsa di zucchero al velo.


La TORTA CAPRESE è quindi definita una delle torte tipiche della tradizione Napoletana.


In questo video scoprirete i trucchi per preparare una gustosissima torta caprese da gustare con i vostri amici.

sabato 17 luglio 2010

lunedì 12 luglio 2010

LA SPAGNA VINCE I MONDIALI: il polpo Paul ha ancora una volta centrato il pronostico

Si sono spenti i riflettori sui Mondiali 2010 e la Spagna ha conquistato la famosa coppa che il nostro Capitano, Fabio Cannavaro, ha dovuto cedere ai nuovi campioni.

Era una vittoria aspettata quella della Spagna per questi mondiali di calcio, lo aveva pure predetto il polpo Paul i cui pronostici finora ci hanno sempre “azzeccato”. Si può vedere il suo pronostico nel seguente video, dove ha preferito chiaramente la bandiera spagnola.
C’è chi non ne può più dei suoi pronostici e vorrebbe cucinarlo alla brace o olio e limone. C’è anche chi lancia un appello per salvarlo e sul web è polemica su questo polpo, da taluni amato e da altri odiato. Persino Zapatero, il presidente spagnolo, è preoccupato per la sua sorte e chiede l’intervento di una task force per salvarlo; mentre i tedeschi son convinti che porti sfiga.
E, a proposito del polpo Paul, pare che non sia di origine inglese (così come si diceva) naturalizzato tedesco, ma che sia stato catturato ad aprile nelle acque dell' isola d' Elba. Aveva solo quattro settimane ed era lungo circa dieci centimetri. A rivelare la storia del “polpo-oracolo” é stata Verena Bartsch, l'istruttrice di Paul, in un'intervista alla Bild am Sonntag. Secondo quanto dichiarato, fu la stessa istruttrice a catturare il polpo a largo della costa elbana. La versione della donna smentisce, quindi, la biografia ufficiale, fornita dall'acquario Sea life di Oberhausen, secondo cui il polpo era originario di Weymounth, in Inghilterra.
Comunque, qualunque sia la sua origine, bisogna dire che è stato bravo (ma vogliamo davvero credere a questi pronostici?????)

QUANDO LA “RETE” SALVA LA VITA....


internet_e_reti_01Internet, e di conseguenza la rete con tutti i social network  inclusi,  è uno straordinario e innovativo mezzo di comunicazione e, come qualsiasi altra tecnologia, comporta aspetti positivi e negativi; richiede, pertanto precauzioni per il suo uso. Infatti, se da un lato offre numerosi vantaggi in grado di migliorare ed arricchire la nostra vita quali nuove possibilità di lavoro e di amicizia, facile accesso a qualsiasi tipo di informazione, nuovi modi per esprimersi…dall’altro è potenzialmente molto pericoloso e, se non utilizzato in modo corretto, rischia di alienarci progressivamente dalla quotidianità e dalla realtà concreta.

Quante volte i social network sono stati criticati, ma ora bisogna constatare  che la “rete” spesso sta fungendo anche da “salvavita”. Non è la prima volta che episodi di “salvataggio”  di vite umane vengano effettuati attraverso il web. E mi riferisco ai numerosi episodi di solidarietà e di aiuto che stanno sempre più aumentando. Anche qui in Eldy, mesi or sono, ce ne fu uno. 

logo_avvenireEccone un altro pubblicato sull’”Avvenire” di martedì 6 luglio (a firma di Viviana Daloiso) a dimostrazione di quanto detto su.

 

L’ALTRO VOLTO DELLA RETE

Ennesimo episodio di un suicidio scampato grazie alle segnalazioni degli utenti Internet. L’ultimo caso a Garbagnate: da Imperia avevano preso sul serio l’annuncio di una donna sul suo profilo Web

6 Luglio 2010

«Ora mi uccido» Ma Facebook gli salva la vita

Taranto: l’«addio» online di un 46 enne. Un  amico preoccupato avverte però il 112.

Può essere l’imbuto di ogni pettegolezzo possibile sugli altri, la cassa di risonanza di ogni bravata o superficialità, il propagato­re di ogni forma di violenza e sopruso. Ma può an­che diventare il luogo in cui si cerca – e si trova – aiuto. Tanto da vedersi salvare la vita.

Image_0Tra i mille volti di Facebook, c’è anche quello che ieri, a Ta­ranto, ha permesso agli agenti della Questura di impedire a un uomo di 46 anni di suicidarsi. Spo­sato, con due figli, era vessato da gravissimi pro­blemi economici e aveva deciso di farla finita: «Basta, sono disperato», aveva digitato sulla ba­checa del suo profilo sul social network.
  E un suo conoscente, allarma­to da quelle parole, aveva im­mediatamente chiamato la po­lizia, spiegando i fatti. È stata provvidenziale, quell’attenzio­ne, quello sguardo sulla vita di un amico che non si ferma sul­l’orizzonte virtuale, ma è pron­to a cogliere nel grido d’aiuto lanciato in Rete la possibilità concreta di un gesto estremo: così le forze dell’ordine sono risalite all’indiriz­zo dell’uomo, e sono piombate nella sua casa giu­sto in tempo per evitare la tragedia. Trovandolo seduto alla scrivania nell’atto di scrivere un’ulti­ma lettera anche ai suoi familiari.
  L’episodio di Taranto è solo l’ultimo di una lun­ga serie: lo scorso marzo era successo a Garba­gnate, nel Milanese. Una donna aveva annun­ciato l’intenzione di uccidersi, sempre sul suo profilo: allora la segnalazione al 112, e poi alla Polizia Postale, era arrivata da un utente della provincia di Imperia. La donna era stata raggiunta nel giro di un quarto d’ora, e trovata in uno sta­to confusionale e malnutrita. E poi a febbraio, ancora, protagonista sempre una donna, stavol­ta di Teramo: il tam tam degli amici, che aveva­no letto le sue parole di addio sulla bacheca del suo profilo, l’ha salvata.
  «Sono episodi che parlano di due aspetti fonda­mentali del mondo dei social network e, in par­ticolare, di Facebook», spiega il sociologo Giu­seppe Romano. Il primo è quello di una realtà ba­sata sempre più sulla Rete come mezzo di co­municazione: «Quello che avviene online – con­tinua Romano –, quello che si fa o si annuncia sul proprio profilo non è 'altro' dalla realtà. È qualcosa che c’entra con la vita di ciascuno, che parla di solitudine vera, di problemi concreti, non è solo 'virtuale'». Ecco allora che sempre più per­sone oggi esprimono il proprio disagio reale su Facebook, lan­ciando richieste d’aiuto, di confronto e di dialogo. «Ma l’a­spetto più meritevole d’atten­zione, per quanto riguarda l’e­pisodio di Taranto – spiega an­cora Romano –, è che dall’altra parte c’è qualcuno che ascol­ta, che ha ascoltato. Segno che Facebook non è soltanto un’anticamera in cui tutti passano, si fermano per breve tempo, e poi vanno via. In questo caso il social network è diventato un salotto in cui ci si è seduti e si è formata una 'famiglia', in cui la dimensione dell’altro è stata presa in considera­zione seriamente». Che poi dovrebbe essere la vocazione l’obiettivo stesso delle comunità onli­ne: «Alla civiltà della Rete globale serve questa dimensione umana, senza la quale la comunica­zione tra persone diventa solo un involucro vuo­to – conclude Romano –. E senza la quale, come a volta la cronaca ci ha tristemente messo sotto gli occhi, anche gli appelli più disperati possono scivolare via».

 Così, per il sociologo Giuseppe Romano, il social network può diventare «spazio reale di aiuto e ascolto»

martedì 6 luglio 2010

In estate aumentano gli omicidi familiari?








Da tempo si sa che il caldo forte che scoppia
all'improvviso faccia male, ma che addirittura sconvolga il cervello umano di alcuni e porti agli omicidi, questo no.Ciò è  dimostrato dalle notizie  sugli omicidi commessi in questo periodo, riportate sui quotidiani esempre più frequenti in estate, specie da parte degli uomini nei confronti delle loro ex o familiari.


Ho trovato in rete questo interessante articolo, a firma di Francesco Chieppa, che meglio ci potrebbe far capire cosa succede nel “misterioso” ambito del cervello umano in taluni casi.


“L’estate costituisce da sempre la stagione dei delitti. Quando il clima si surriscalda e la colonnina di mercurio impennandosi segna valori tipici da solleone mediterraneo, ecco spuntare i primi macabri rinvenimenti di morti ammazzati in modo violento, spesso efferato. Ricorrentemente le vittime di questi ferali episodi di cronaca nera sono donne e quasi sempre sono il sesso e la violenza sessuale a costituire il movente della consumazione del reato, causa di improvviso raptus omicida. Tuttavia non sempre c’è lo zampino della dea Venere in questi misfatti, mentre comune denominatore restano le temperatura stagionali molto elevate, causa di stress e di una minore efficienza – secondo gli esperti – dei centri nervosi che governano le pulsioni aggressive. In sostanza con le elevate temperature ambientali il livello individuale di autocontrollo subirebbe un drastico ridimensionamento, tanto da spingere i soggetti più vulnerabili e violenti ad una maggiore impulsività di comportamenti ed azioni. Ma vediamo di ricordare gli episodi di cronaca nera che d’estate hanno imbrattato di sangue i media, notoriamente a corto di notizie in periodo di solleone e quindi sempre ben disposti a concedere tanto spazio a questa tipologia di fatti che suscita la curiosità morbosa di molti potenziali lettori e acquirenti della carta stampata.


Molti di questi delitti consumati d’estate hanno, come accennato, una matrice sessuale.
L’estate, nell’immaginario collettivo, è la stagione del divertimento, della trasgressione, di un corpo più libero e più svestito del solito, di eccessi vacanzieri di vario tipo che terminano con il ritorno a casa ed il rientro nella sobria routine quotidiana. Questi luoghi comuni, sublimati dall’odierna società dei consumi sempre più a corto di valori morali, etici e spirituali ed incline all’edonismo ed alla totale liberalizzazione di comportamenti e costumi, sono una ulteriore causa psicologica dell’affievolimento dell’autocontrollo individuale sulle pulsioni, dell’emergere prepotente ed improvviso di una istintualità ordinariamente sopita dalla ragione e dalle convenzioni sociali. Non sempre però la fantasia ed i vagheggiamenti onirici sono in grado di sposarsi con la realtà, ed allora accade il fattaccio che guadagna le prime pagine dei media.


I delitti dell’estate sono in genere consumati con armi improprie, tra le quali prevale nettamente il coltello. Non è retorico considerare che se oggi si uccide di più, si stupra di più, ci si appropria indegnamente ed in modo violento di esistenze che non ci appartengono, questo è da mettere in relazione con una perdita assoluta di valori. I valori in ogni società civile dovrebbero costituire un baluardo sociale di serena convivenza; indicare il confine tra il lecito e l’illecito, il bene ed il male. Demarcare il limite invalicabile tra la propria e l’altrui libertà.


In passato – testimoniano i più anziani – certi fattacci avvenivano di rado e quando accadevano facevano così tanto scalpore da restare per mesi sulla bocca della gente. Oggi noi siamo talmente avvezzi ad efferati episodi di cronaca nera che si susseguono spesso addirittura con cadenza quotidiana, da non farci quasi più caso. L’indifferenza è la pericolosa anticamera di qualunquismo e disimpegno. Dobbiamo invece ritrovare una forte determinazione sociale, perché certi episodi possano rivestire il peso che effettivamente hanno. La vita umana è sacra ed ogni volta che si attenta ad essa, viene commesso un crimine gravissimo che è bene punire adeguatamente, perché la punizione certa ed adeguata possa costituire un concreto deterrente alla reiterazione del reato. Non sarà che alla diffusa perdita di valori da parte della società contemporanea si è per troppo tempo sposato un miope permissivismo dello Stato – ammantato di inconsistenti motivazioni sociologiche di buonismo e garantismo – che ha finito per tradursi in uno svilimento della percezione di gravità dei crimini contro la persona, attraverso l’erogazione di sanzioni giudiziarie sin troppo miti e spesso incerte? “




Ormai non si puo' piu' parlare di pura coincidenza o di casualita': con l'estate si registrano piu' omicidi e suicidi, delitti “familiari” che in altri momenti dell'anno sono meno numerosi. Cio' sarebbe dovuto, secondo gli psichiatri, da un lato al cambiamento di stagione, ma dall'altro all'avvicinarsi delle vacanze, entrambi fattori che negli individui con disturbi mentali finiscono con il provocare scompensi, reazioni forti, perdita di controllo, fino al gesto estremo.

giovedì 1 luglio 2010

Pietro Taricone, il funerale: addio al guerriero »

Si è concluso il lungo "viaggio" di Pietro Taricone. Tra due ali di folla, scortata da una macchina dei carabinieri,  è arrivata, al cimitero di Trasacco (L'Aquila), l’auto che trasportava la salma di Pietro Taricone. Applausi scroscianti da parte della gente, ma anche tante lacrime: il carro funebre si e’ fermato per permettere agli amici di Pietro di portare la bara a spalla dentro al cimitero.


Il feretro di Pietro Taricone  dopo la cerimonia funebre di questo pomeriggio al termine della cerimonia religiosa nella cappella dell’ospedale di Terni è stato portato nel paese dei nonni.
La sua grande passione, il paracadutismo, che gli è costata la vita, lo accompagnerà per sempre: sara’ sepolto indossando la tuta da paracadutista e le scarpe da trekking.  
Pietro Taricone cosi’ e’ stato deposto nella bara.
L’attore, protagonista della prima edizione del Grande fratello, era rimasto gravemente ferito nel primo pomeriggio di ieri dopo un lancio con il paracadute nell’aviosuperficie della citta’ umbra ed e’ morto la scorsa notte, intorno alle 2:30 nel reparto di rianimazione dell’ospedale dove era stato trasferito dopo un intervento chirurgico durato diverse ore.

UN SALUTO A TE,  PIETRO E UN ABBRACCIO AFFETTUOSO ALLA TUA BAMBINA E AI TUOI FAMILIARI!!!!!!!